In un anno sono andati persi 14 mila posti di lavoro, di cui 3mila nell’industria, 4mila nelle costruzioni e i restanti 7mila all’interno della vasta gamma dei servizi. I dati di un´indagine della Cisl sarda
ALGHERO - Il quadro generale del sistema produttivo sardo non migliora sia in termini di Pil, stabile intorno allo zero, sia relativamente agli occupati. Al 30 giugno scorso i lavoratori sardi che avevano un’occupazione erano complessivamente 603mila unità, contro 617 mila registrati alla stessa data nel 2010. I dati emergono dall'indagine della Cisl sarda.
In un anno sono andati persi 14 mila posti di lavoro, di cui 3mila nell’industria, 4mila nelle costruzioni e i restanti 7mila all’interno della vasta gamma dei servizi. Un quadro negativo, che non accenna a invertire la tendenza, per altro confermato dalla crescita esponenziale del ricorso alla Cig e alla mobilità. Il 30 settembre scorso si avevano 9174 lavoratori ammessi alla Cig in deroga, dipendenti da 879 imprese che hanno dichiarato lo stato di crisi. Di queste ultime, 349 sono alla prima concessione di Cig, 360 alla prima proroga, 99 alla seconda e 71 oltre la terza proroga.
Le strade da percorrere - secondo il sindacato - sono avviare un piano di reimpiego dei lavoratori ammessi al godimento degli ammortizzatori sociali, accelerando le procedure necessarie alla costituzione dell’agenzia “Nuova Insar”, in ritardo ormai da due anni e un Piano straordinario per il lavoro indicato nella Finanziaria 2011, ricco di una dote di 65 milioni di euro. Direzioni da affiancare naturalmente al rilancio dei settori produttivi attorno a cui costruire una politica di reindustrializzazione nelle diverse aree della Sardegna. «Ma serve un atto di coraggio - dicono dalla Cisl - e soprattutto l’impegno a individuare un cambio di passo e di strategia nel governare la gravissima crisi che oggi interessa l’isola».
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