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Gianfranco Langella
25 marzo 2026
L'opinione di Gianfranco Langella
Per la posidonia tutta teoria inutile
C’è un aspetto che continua a essere ignorato nel dibattito sulla rimozione della posidonia: il tempo di lavoro. E il tempo, in questo caso, è direttamente proporzionale all’inquinamento. Perché un mezzo piccolo, per svolgere lo stesso intervento, arriva a lavorare anche cinque volte tanto rispetto a un mezzo di dimensioni più grandi. Cinque volte tanto significa motori accesi per ore interminabili, consumi moltiplicati, emissioni continue che si accumulano senza sosta. E non è teoria, è ciò che si è visto negli anni sul campo. Mezzi piccoli che faticano sulla sabbia, non dotati di ruote adeguate o di sistemi cingolati idonei, che rischiano di sprofondare. E non è raro che, proprio durante le operazioni, si creino vere e proprie buche da cui quegli stessi mezzi non riescono più a uscire, rendendo necessario l’intervento di mezzi di dimensioni più grandi per recuperarli. Una situazione paradossale, che allunga ulteriormente i tempi, aumenta i passaggi e moltiplica l’impatto ambientale.
Il risultato è sempre lo stesso: giorni e giorni di lavoro per interventi che potrebbero essere completati in una sola giornata, settimane intere quando basterebbe meno della metà del tempo. Questo è il vero nodo della questione: più ore di lavoro significano più inquinamento, più disturbo ambientale, più stress per il litorale. Al contrario, i mezzi di dimensioni più grandi, progettati per questo tipo di interventi, operano in modo rapido, efficace e risolutivo. Entrano, lavorano e concludono in tempi ridotti, limitando i passaggi e abbattendo drasticamente le ore di motore acceso. Ed è proprio questa efficienza che fa la differenza: meno tempo operativo, meno emissioni complessive, meno impatto sull’ambiente. Continuare a sostenere il contrario significa non conoscere la realtà dei fatti o ignorarla. Se davvero si vuole tutelare il territorio e il bene comune, bisogna avere il coraggio di scegliere soluzioni che funzionano davvero. Perché l’ambiente si difende con interventi concreti ed efficaci, non con idee che nella pratica producono più danni che benefici.
Lasciamo quindi lavorare le persone che operano sul campo, senza creare inutili disguidi o polemiche sterili. Chi è ogni giorno sulle spiagge conosce bene le difficoltà e sa quali strumenti servono davvero per intervenire in modo efficace, rapido e rispettoso dell’ambiente.
*Ex assessore allo Sviluppo Economico
Commenti
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