Michele Piras (Sel) si scaglia contro il consigliere regionale del Psd´Az: «Il gay pride sarà una festa di colori. Chi è abituato al grigiore ne patirà i riverberi. Ma per un giorno dovrà portare pazienza. Così come pazientano le milioni di persone ai quali questo Paese riconosce esclusivamente mezzi diritti e mezze tutele»
ALGHERO - «Ho letto con attenzione e crescente stupore la lettera dell'on. Orrù sul Pride di Alghero e mi trovo costretto ad ammettere che difficilmente si possono rinvenire scritti così capaci di addensare una quantità tale di pregiudizi e luoghi comuni, fino a precipitare nel mito del "complotto gay" e ad inoltrarsi in sgangherate teorie dell'infiltrazione nei valori della famiglia tradizionale.
Sarà forse perché usualmente una identità forte non può sentirsi minacciata dall'affermazione di quella altrui ma - personalmente - non finirà mai di provocarmi sconcerto l'intolleranza, persino se essa si riversa su una manifestazione certamente colorata, gioiosa, provocatoria e caotica come quella che si terrà ad Alghero a fine giugno».
Così il deputato sardo di Sinistra Ecologia e Libertà, Michele Piras, rilacia alle dichiarazioni del consigliere regionale del Partito Sardo d'Azione, Marcello Orrù [
LEGGI] a pochi giorni dall'atteso Gay Pride Sardegna di Alghero. «Io credo che la famiglia "tradizionale" non possa che rafforzarsi da una complessiva estensione della sfera dei diritti civili e degli affetti, penso che il principale metro di valutazione dell'utilità sociale di un legame di coppia debba essere l'amore che lega due persone. E così come sarebbe tragico e deleterio forzare una convivenza eterosessuale nella quale è svanito l'amore (o peggio è subentrato il risentimento e l'odio o la violenza) ritengo altrettanto tragico e dannoso impedire a due persone che si amano di vincolarsi a un patto di convivenza, di impegnarsi nella reciprocità dei doveri e nella pienezza dei diritti» attacca Piras.
«Non sono cattolico. Ma se c'é un elemento universale che riconosco ed apprezzo del messaggio evangelico (ed anche nei discorsi di Francesco I) è quello dell'amore. E se il principio fondamentale è questo, per quale ragione bisognerebbe negarlo in alcune delle sue molteplici espressioni? Perché confinarlo nella "tradizione"? Perché, se il principio è l'amore, sarebbe preferibile far crescere un bambino in un orfanotrofio invece che lasciare che venga accolto dall'affetto di due donne (o due uomini).
Perché intere generazioni, figlie della guerra ed orfani di padre, sono cresciute senza alcun problema in casa con la madre e la nonna (solo per fare un esempio) e la stessa cosa dovrebbe essere negata nel caso di una relazione sentimentale fra due donne? Per ciò che fanno sotto le coperte? Mi parrebbe un modo abbastanza voyeristico di affrontare l'argomento. Ma sono convinto che il convincimento dell'on.Orrù non sia questo».
«In Spagna e Francia il matrimonio fra persone dello stesso sesso è un diritto riconosciuto e non si ha notizia di alcun impatto negativo sui legami di convivenza eterosessuale. Viceversa - dice Piras - si provi ad analizzare la correlazione fra disoccupazione e famiglia, fra precarietà e propensione alla procreazione. Magari si scoprirà un terreno meno sovrastrutturale e - certamente - ideologico di decomposizione della convivenza fra le persone, anche di quella nelle famiglie "tradizionali". Ecco forse un terreno di impegno - per i cattolici e non solo - che andrebbe curato con maggiore attenzione. Imparando che si vive meglio se si lascia vivere gli altri e che una società più libera è una società più felice. Suggerirei all'on.Orrù di partecipare al Pride di Alghero e certamente scoprirà di persona che quel popolo non costituisce una minaccia, né fa del male a nessuno. Io ci andrò con mia moglie e mio figlio di cinque anni. Sono certo che Niccolò si divertirà e che Carla sarà felice di una giornata diversa dal solito».
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