Il 28 giugno si terrà ad Alghero il Sardegna Pride. Ieri la presentazione con l´ex parlamentare Vladimir Luxuria
SASSARI - Una manifestazione per dire no alle discriminazioni e chiedere il riconoscimento di diritti che si attendono da troppo tempo. Ritorna ad Alghero il gay pride, quest’anno rinominato “Sardegna pride”, che si svolgerà nelle vie della Riviera del corallo il 28 giugno. Per capire il significato dell’evento, e quanto distante sia dall’ostentazione, occorre fare un passo indietro, a circa 45 anni fa quando il 28 giugno del 1969, per la prima volta gay, lesbiche e trans si ribellarono all’ennesima retata della polizia allo Stonewall Inn di New York e diedero vita a una guerriglia urbana che durò per tre giorni.
Una ribellione che diede il via ai movimenti di liberazione sessuale che in tutto il mondo iniziavano a scendere in piazza per rivendicare quei diritti negati. Da allora il 28 giugno è ricordato come la giornata dell’uguaglianza, della libertà, del contrasto a ogni forma di discriminazione e razzismo, della valorizzazione di tutte le differenze e del diritto inalienabile all’autodeterminazione sul corpo e nelle scelte di vita.
In Italia, venne celebrato per la prima volta nel 1994 a Roma e a fare da direttrice artistica fu Vladimir Luxuria, l’ex parlamentare che ieri pomeriggio era a Sassari per presentare l’evento. Cosa è cambiato da quel giorno a oggi? «In tante nazioni c’è stata un evoluzione anche dal profilo normativo in favore delle coppie omosessuali mentre in Italia siamo ancora fermi e manca una legge». In particolare, l’estensione della legge Mancino, come evidenziato dagli organizzatori, e che quindi l’omofobia rientri tra i reati di odio previsti nel testo. Tra le rivendicazioni del Sardegna pride il riconoscimento delle coppie di fatto e la predisposizione di piani di contrasto al bullismo e al mobbing di stampo omofobico e transfobico nei luoghi di lavoro. Progressi, conquiste sociali che attendono risposte dalle istituzioni e che ancora necessitano di essere gridate per fare capire quanto necessarie siano per la tutela dei diritti di tutti, senza alcuna distinzione.
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