L’Unità operativa complessa di anestesia e cure domiciliari intensive di terzo livello dell'ospedale Segni ha organizzato ad Ozieri un corso, della durata di un anno, con l'obiettivo di formare operatori per la cura a domicilio di malati affetti da patologie estreme
SASSARI - La cura a domicilio di malati affetti da patologie estreme è l'obiettivo del corso di formazione per operatori d’aiuto sanitari e sociali che prenderà avvio ad Ozieri il prossimo 14 febbraio. Il percorso formativo della durata di un anno, è organizzato dall’Unità operativa complessa di anestesia e cure domiciliari intensive di terzo livello dell'ospedale Segni e dal distretto di Sassari nell’ambito di un progetto più articolato e sperimentale di assistenza a domicilio.
Il corso, riconosciuto dall’Agenas, Ministero della Salute, sostenuto dalla Asl di Sassari e condiviso fortemente dall'assessore regionale alla Sanità Simona De Francisci, rientra a pieno titolo nel percorso di riorganizzazione della sanità sarda che individua il domicilio quale luogo prioritario di cura anche per i malati estremi. L’Unità operativa complessa di anestesia e cure domiciliari intensive di terzo livello del Segni di Ozieri si occupa da anni di malati di Sla, pazienti oncologici in fase avanzata, stati comatosi o di minima coscienza, insufficienza d’organo cronica grave. In sinergia con il distretto di Ozieri porta avanti un progetto di integrazione ospedale-territorio nel Logudoro e nel Goceano. Attualmente sono 38 i malati presi in carico con piani personalizzati socio-sanitari altamente complessi, in stretta collaborazione con il medico di medicina generale, responsabile della cura. I malati sono raggiunti quotidianamente dall’equipe di cura, e in base alla instabilità clinica viene garantita loro anche la pronta disponibilità medico infermieristica notturna.
«Il farsi carico della sofferenza di questa tipologia di malato e della famiglia comporta da parte degli operatori una relazione intensa e particolare perché la richiesta di aiuto ha l’espressione della sofferenza muta, difficilmente codificabile nel malato comatoso o in stato di minima coscienza; esplicita, urlata nel malato oncologico; occhieggiata, sussurrata, digitata nel malato Sla» spiega Tore Pala, direttore di Anestesia e cure domiciliari intensive. «Il corso di logoanalisi esistenziale ha proprio l'obiettivo di formare gli operatori nella cura medica dell'anima - spiega ancora il primario - perchè la non conoscenza di tale aspetto, la sottovalutazione della componente relazionale e la trascuratezza della formazione in questo senso sono spesso la vera ragione di insuccesso e di insoddisfazione, tanto nei pazienti, tanto nei medici e in altri operatori di aiuto».
Il corso, che si concluderà il prossimo dicembre, è rivolto a cinquanta operatori di aiuto (medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi) e dieci uditori e verrà condotto da Paolo Monformoso, psicologo e counselor clinico, logoanalista esistenziale, logoterapeuta, fondatore dell’Istituto per il logocounseling e didatta e formatore dell’Isue (Istituto Scienze Umane ed Esistenziali – Napoli), presidente della Silae (Società Italiana di Logoterapia e Analisi Esistenziale), docente all’Università di Verona, facoltà di Medicina e Chirurgia.
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