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Red 13 aprile 2012
«Baia di Conte, coerenza sempre»
Interviene anche l´ex consigliere comunale Di Nolfo in merito al gravoso problema delle riassunzioni nel gruppo Valtur. Già lo scorso anno aveva studiato il problema ed espresso vicinanza ai lavoratori algheresi


ALGHERO - «Conosco molto bene la questione, l'ho affrontata quando si è presentata per la prima volta, esattamente un anno fa. Ero consigliere comunale e, ritenendolo un mio dovere, ho incontrato diversi lavoratori, ho studiato la questione e ho preso una posizione chiara: io sto con loro. Il razzismo non c'entra, sono un antifascista convinto e lotto quotidianamente contro la xenofobia, il sessismo e il razzismo di una certa destra. Nelle parole delle lavoratrici e dei lavoratori che ho incontrato, sia in questi giorni sia un anno fa, non c'è traccia di razzismo, c'è solo la volontà di veder rispettato il proprio diritto al lavoro. Nessuno vuole cadere nel tranello del meccanismo della lotta tra poveri. E' palese che il nemico non è chi sta peggio».

Dopo l'interessamento di alcuni consiglieri regionali Sel, tra cui l'algherese Carlo Sechi, che solo qualche giorno fa hanno protocollato in regione una dettagliata interrogazione, e la presa di posizione dello stesso candidato a sindaco del Centro-sinistra ad Alghero, Stefano Lubrano, ecco le parole dell'ex consigliere comunale di Alghero, Valdo Di Nolfo, in merito alla drammatica situazione in cui vivono i numerosi dipendenti stagionali del villaggio Valtur algherese, in dubbio di riassunzione dalla multinazionale che gestisce il Baia di Conte perchè preferiti, probabilmente, alla manodopera estera.

«Quello che è accaduto l'anno scorso, e che rischia di succedere con numeri peggiori anche quest'anno, è purtroppo tutto legale - sottolinea amareggiato Di Nolfo - la Fram Service (società di gestisce alcuni servizi per conto della Valtur) è parte di un gruppo, una casa madre, che ha due società in Romania e utilizza come meglio crede la propria forza lavoro, anche spostando in paesi più tutelanti nei confronti dei lavoratori dipendenti provenienti da altre nazioni magari non così attente a questioni sindacali. Quello che è avvenuto per la prima volta ad Alghero è ormai una consuetudine nelle grandi città».

«Quando 10 anni fa scendevamo in piazza per dire che la globalizzazione e il neoliberismo spinto avrebbero distrutto i diritti civili conquistati con il sacrificio dai nostri nonni non eravamo dei matti come molti pensavano (e neanche dei terroristi), semplicemente avevamo capito che il tipo di globalizzazione in atto sarebbe diventata una globalizzazione dei profitti e non dei diritti e che avrebbe finito per imporre la distruzione di quelli già acquisiti (vedi il continuo tentativo di abrogazione art. 18 dello statuto dei lavoratori sui licenziamenti)». «Quello che mi fa specie - continua Di Nolfo - è che forze politiche che mai si sono occupate del problema e che anzi hanno voluto e difeso questo sistema globalizzante dei profitti e non dei diritti oggi facciano le barricate. D'altronde, si sa, la campagna elettorale fa miracoli».

«La classe dirigente algherese - conclude il giovane politico - deve decidere una volta per tutte da che parte stare, se da quella del territorio, dei lavoratori e dell'autodeterminazione o dalla parte del neoliberismo. Io ho scelto da tempo i primi. Il consiglio che mi sento di dare alle lavoratrici e ai lavoratori è quello di non abbassare la testa, pretendere la massima trasparenza dall'azienda e mettere in atto strategie di lotta dal basso che colpiscano l'immagine della struttura. Io sarò ancora una volta al loro fianco».

Foto d'archivio
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