Il Direttivo provinciale della Uilcem di Sassari esprime una forte presa di posizione contro qualsiasi modifica dell'articolo 18
SASSARI - Il direttivo provinciale della Uilcem di Sassari riunitosi lo scorso 23 marzo, dopo ampia discussione esprime una accorata e contraria presa di posizione a qualsiasi modifica dell'articolo 18. Si ribadisce che tale articolo, che prevede la reintegrazione nel posto di lavoro dopo il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, non è uno slogan da sbandierare a proprio piacimento dal politico, politicante o governante di turno, ma è un caposaldo di quel testo, lo Statuto dei lavoratori datato 1970, che porta come cappello due valori fondamentali che non dovremo mai dimenticare “Libertà e Dignità” del lavoratore.
«Non è accettabile ne comprensibile - sottolinea il sindacato dei lavoratori - come si riesca a ideare il concetto che si possa creare occupazione licenziando o che riducendo e eliminando i diritti fondamentali dei lavoratori si possa rilanciare l'economia italiana».
Secondo il parere del direttivo uilcem, se venissero applicate le modifiche volute dal ministro Fornero, l'esito sarebbe disastroso. «In un contesto dove tutti i settori e molte aziende vivono enormi e a volte insormontabili problemi di carattere finanziario, il non reintegro da parte di un giudice in caso di licenziamento per motivazioni economiche diventerebbe un'arma con la quale poter motivare qualsiasi allontanamento dal posto di lavoro.»
«Il governo Monti sta creando una preoccupante spaccatura fra le tre Organizzazioni sindacali - si legge nella nota del sindacato - questo è inaccettabile sopratutto in questo contesto socio-economico, il rischio è un forte e non controllabile scontro sociale». Il Direttivo provinciale Uilcem di Sassari denuncia e ribadisce a gran voce che l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non va modificato ma anzi andrebbe esteso a tutti i lavoratori. «Le disposizioni dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori - precisano - si applicano ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell’ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro».
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