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Michele Pais 24 gennaio 2020
L'opinione di Michele Pais
Giorno della memoria, monito costante


Sono passati settantacinque anni da quando le truppe sovietiche varcarono i cancelli di Auschwitz e rivelarono al mondo l’orrore del genocidio del popolo ebraico. A partire da quel giorno, nessuno poté più dire di non sapere o di non aver compreso. Eppure, malgrado il tanto tempo trascorso, l’orrore che si aprì davanti al mondo rimane immutato anche davanti a noi, con tutto il suo terrificante effetto. Questa data simbolo è stata scelta dal Parlamento italiano non solo per ricordare quanti furono deportati e massacrati, ma anche per non dimenticare quelle persone che anche a rischio della loro stessa esistenza, aiutarono tanti ebrei a salvarsi. Tra questi voglio ricordare i sardi tra i Giusti delle Nazioni: Salvatore Corrias, Vittorio Tredici, Giovanni Gavino Tolis, Girolamo Sotgiu e sua moglie Bianca Ripepi.

Anche in Italia, il regime fascista collaborò attivamente alla deportazione e allo sterminio degli ebrei italiani. Le leggi razziali segnarono il più grave rinnegamento degli ideali risorgimentali e dell’idea stessa della Nazione italiana e restano una ferita profonda per il nostro Paese. La memoria di Auschwitz, ci rivela il lato più oscuro dell’uomo, il mistero del male, il tradimento delle coscienze e la perdita dei sentimenti di umana pietà e solidarietà. Davanti alla tragedia dello sterminio degli ebrei, a nessuno è lecito dimenticare o passare oltre. Per questo il Giorno della memoria rappresenta un monito costante contro ogni forma di discriminazione e offesa alla dignità umana.

Agli orrori del Secondo conflitto mondiale, i Padri costituenti seppero reagire affermando quei principi di libertà, solidarietà ed eguaglianza indelebilmente sanciti nella Costituzione. Anche il Consiglio regionale della Sardegna resta assolutamente in prima linea nella commemorazione di quanti hanno subito la persecuzione e la deportazione, ma anche nella conoscenza della storia e della memoria di quegli anni. Questa giornata ha uno scopo preciso: serve a rafforzare in tutti i cittadini (e soprattutto nelle giovani generazioni) non solo la memoria della tragedia, ma anche la consapevolezza profonda delle cause storiche che ad essa condussero e la consapevolezza che alta deve restare la vigilanza, perché aberrazioni ed orrori come quelli del passato non si ripetano mai più. Se così non fosse, tale celebrazione altro non avrebbe se non una mera funzione retorica destinata a cadere nel vuoto. Concludendo, desidero ricordare le parole di Primo Levi “nell'odio non vi è nulla di razionale, ma se comprenderlo è impossibile, conoscerlo è necessario, poiché ciò che è successo può ricominciare”. Questo è il compito difficile che tutti noi siamo chiamati a compiere insegnando soprattutto ai giovani i livelli di vergogna e disprezzo a cui può giungere un essere umano.

* presidente del Consiglio regionale
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