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Anna Maria Busia
23 settembre 2014
L'opinione di Anna Maria Busia
Sul carcere di Uta il Governo sveli il mistero
Mentre Buoncammino scoppia, sono stati sprecati tempo e soldi per fare del carcere in costruire a Uta una struttura di massima sicurezza, adatta a ospitare i detenuti in regime 41 bis. I lavori non sono stati ultimati e rischiano di restare paralizzati per chissà quanto tempo. Ora il Governo rimuova la coltre di mistero che avvolge gli appalti per il nuovo penitenziario e spieghi alla Sardegna e ai sardi dove sono finiti i finanziamenti stanziati per la sua costruzione.
Tutta questa vicenda assume una dimensione ancora più grave considerando la situazione insostenibile che vivono i detenuti di Buoncammino, costretti a scontare il loro debito con la Giustizia in condizioni che il sovraffollamento e la vetustà dell’edificio rende a dir poco disumane. Un problema che investe anche tutto il corpo di polizia penitenziaria che lavora in quella struttura.
Il sospetto che la costruzione di un ulteriore braccio nel carcere di Uta, per poter ospitare i detenuti in regime di 41 bis, avesse allungato a dismisura i tempi per la fine dei lavori e che stesse comportando una inutile e enorme spesa aggiuntiva, è diventato ormai una realtà. Su questi aspetti chiediamo la massima trasparenza al Governo, è un diritto dei sardi sapere con esattezza e senza più segreti, quanti soldi siano stati effettivamente stanziati per il nuovo penitenziario di Uta e come siano stati spesi.
*Consigliera regionale di Centro Democratico Sardegna e responsabile nazionale Giustizia per il suo partito
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