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M. P. 4 agosto 2014
Porto Torres, che fine ha fatto Agenda 21
Nel dimenticatoio l’Agenda 21 Locale, una procedura internazionale che gli Enti locali dovrebbero adottare per intraprendere una politica di sostenibilità


PORTO TORRES - L’Agenda 21 Locale, una procedura internazionale che gli Enti locali dovrebbero adottare per intraprendere una politica di sostenibilità. La sostenibilità non è un optional delle politiche (o almeno non dovrebbe essere considerata tale). La pubblica amministrazione, a tutti i livelli, a partire da quella locale dovrebbe impostare le proprie politiche in termini di sostenibilità. Dunque, bisognerà cominciare a dire che l’Agenda 21 Locale non è un accessorio a richiesta, ma dovrebbe diventare il metodo sistemico delle politiche locali. Eppure da un po’ di anni la politica turritana non ne parla, e le “buone pratiche” indicate sembrano rappresentare uno stile che non appartiene alla comunità.

L’Agenda 21, era stato adottato da 178 governi (fra cui l’Italia), dopo la conferenza Onu su Ambiente e Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro nel 1992, un documento di intenti per la promozione di uno sviluppo sostenibile che tenendo conto degli aspetti sociali, ambientali ed economici poteva cogliere anticipatamente eventuali elementi di incompatibilità esistenti tra le attività socio-economiche e le politiche di protezione e salvaguardia dell'ambiente. Primo obiettivo stabilire i criteri cui devono attenersi le politiche dello sviluppo a livello globale, nazionale e locale. «A Porto Torres sono tante le associazioni disposte ad entrare a far parte di un Forum che raccoglie istituzioni, amministrazioni, soggetti economici e gruppi informali, allo scopo di definire una strategia ambientale per riconoscere i bisogni, definire le risorse che ogni parte può mettere in gioco, individuare i punti critici e i punti di forza di una comunità locale», ne è convinto Giancarlo Pinna uno dei principali promotori di Agenda 21 a Porto Torres.

Il tentativo di riprendere il tema si è verificato nell’ultima riunione della commissione spettacolo, presieduta da Pier Luigi Fiori, che ha fra le sue competenze anche Agenda 21, in cui il consigliere Toni Chessa aveva dichiarato: «Agenda 21, una delle competenze mai affrontate di questa commissione rappresenta una delle istituzioni importanti che un Ente locale deve avere, riconosciuta a livello internazionale, getta un ponte fra i cittadini e le istituzioni per redigere insieme un piano di azione locale che mira a concertare tutti gli indirizzi di sviluppo che una città come Porto Torres deve avere, da un punto di vista turistico, culturale e ambientale». Aderire alla carta di Aalborg (1994) un documento firmato da 80 amministrazioni locali europee, che fissa i criteri per un modello urbano sostenibile, è facile e apprezzabile, ma potrebbe far parte della retorica politica, infatti le cose si fanno più complicate e impegnative quando si tratta di passare alle buone pratiche delle politiche di sostenibilità, è lì che si misurano le reali capacità che un comune ha di elaborare, informare e agire.
Commenti
5/5/2026
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano? Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado
4/5/2026
La vicenda A-Mare / Bagni del Corallo viene oggi raccontata quasi esclusivamente come una perdita economica e occupazionale: una società che non apre, una stagione compromessa, circa venti posti di lavoro a rischio. È una narrazione che colpisce sul piano emotivo e porta inevitabilmente la città a schierarsi con l’impresa, come se si trattasse dell’ennesimo caso di burocrazia che ostacola chi vuole lavorare



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