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M. P. 21 marzo 2014
Porto Torres in rete per difendere la Sardegna
Venti comitati insieme per affrontare le battaglie in difesa della Sardegna. Sono i Comitati sardi in rete. L´attività si svilupperà su alcuni temi considerati cruciali: energia, poligoni militari, paesaggio


PORTO TORRES - Venti comitati insieme per affrontare le battaglie in difesa della Sardegna. Sono i Comitati sardi in rete. L'attività si svilupperà su alcuni temi considerati cruciali: energia, poligoni militari, paesaggio. Coinvolti Porto Torres, Villacidro, Fluminimaggiore, Cuglieri, Arborea, Cossoine, Guspini, Seneghe, Oristano, Vallermosa, Narbolia, Gonnosfanadiga, Decimoputzu. Ciascun comitato pur mantenendo la propria autonomia, agisce in gruppo per rafforzare l’azione di protesta nei confronti delle istituzioni. Per questo è già stato definito un manifesto d'intenti.

Sui rifiuti: i comitati chiedono la sospensione di tutte le autorizzazioni in itinere per nuovi impianti di incenerimento e combustione. L'obiettivo è la redazione di un nuovo piano di gestione sui rifiuti. Tra i traguardi anche il divieto di importazione in Sardegna sia di rifiuti urbani, sia di rifiuti pericolosi. Altra questione quella energetica: l'obiettivo è quello di ottenere una moratoria sugli impianti industriali di produzione di energia da fonti fossili e da fonti rinnovabili in fase di approvazione o di costruzione fino all'approvazione di un piano energetico e ambientale regionale.

Nel manifesto una chiara intenzione a mettere in discussione il piano adottato dalla giunta Cappellacci appena un mese fa. Sui poligoni militari non ci sono dubbi: i comitati in rete chiedono la chiusura delle basi e la restituzione delle aree occupate per le esercitazioni. Le bonifiche, secondo gli attivisti, devono riguardare tutti i siti inquinati da attività militari e industriali. Per quanto riguarda il paesaggio si vuole riposizionare e perfezionare le tutele rimosse con le modifiche al vigente piano paesaggistico regionale.
Commenti
5/5/2026
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano? Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado
4/5/2026
La vicenda A-Mare / Bagni del Corallo viene oggi raccontata quasi esclusivamente come una perdita economica e occupazionale: una società che non apre, una stagione compromessa, circa venti posti di lavoro a rischio. È una narrazione che colpisce sul piano emotivo e porta inevitabilmente la città a schierarsi con l’impresa, come se si trattasse dell’ennesimo caso di burocrazia che ostacola chi vuole lavorare



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