Grande ammirazione è stata mostrata nei confronti delle creazioni artistiche di Paolo Pittu, esposte nella Galleria Abracadabra di Firenze dal 6 al 10 marzo
SERDIANA - Gli antichi e ben radicati rapporti tra Sardegna e Toscana sembrano resistere alla prova del tempo, vista la perseveranza delle due terre nel scambiarsi ancora oggi doni preziosi. Stavolta è toccato alla nostra Isola omaggiare la vicina e lontana Toscana dei suoi prodotti artigianali, specialmente borse e gioielli creati da Paolo Pittiu, esibiti dal 6 al 10 marzo nella “Galleria Abracadabra” di Firenze.
“Creazioni con il carattere di un'isola” il titolo della mostra organizzata dall'“Acsit-Associazione Culturale Sardi in Toscana” e “Abracadabra Art Gallery”, con il patrocinio del Comune di Firenze, Provincia di Firenze, Regione Autonoma della Sardegna, “Fasi” e “Radio Atividade Sardas”, che pare abbia riscontrato un notevole successo. Ad esempio, il presidente Acsit Fiorella Misto si è detta «piacevolmente colpita dagli splendidi gioielli e dalle meravigliose borse create da Pittiu», desiderando un’ulteriore collaborazione futura, mentre l'onorevole Monica Baldi si è sentita in dovere di ringraziare Agostino Dessì, che ha introdotto la mostra, «per aver portato nel cuore di Firenze un pezzo di Sardegna. In queste opere si respira la lavorazione di un artigianato di qualità che per noi di Firenze, in questo quartiere, è sempre stato un vanto».
In effetti, lo stesso Dessì aveva spiegato all’inizio della mostra: «nel lavoro di Paolo Pittiu sono evidenti quei contrasti che ci fanno ben comprendere la passione, il genio e l'estro creativo. Nelle sue creazioni esce fuori tutto il carattere dell'Isola, che grazie alla sua caratteristica geografica ha saputo preservare, come in uno scrigno, dettagli che, se riemersi, concedono attimi di stupore e meraviglia». Ed proprio Pittu a svelare il secreto di tanta creatività e artisticità, che pare proprio risiedere nella sua terra; «la Sardegna – spiega - è una terra ricca, perché è ricca di storie da raccontare, e penso, anzi ne sono certo, che finché ci saranno storie da raccontare, per il suo popolo millenario ci sarà speranza, speranza di ripartire da se stessi, rinascere dalle stessi ceneri, come la fenice».
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