La relazione del segretario generale, la prima di Oriana Putzolu davanti ai 112 componenti del “parlamentino Cisl”, ha evidenziato le dimensioni dell’emergenza Sardegna
PAULILATINO - Un mutamento rilevante nelle politiche dello sviluppo, del lavoro e delle riforme è l’indicazione del Consiglio generale della Cisl sarda per far uscire la Sardegna da una crisi sempre più grave che ormai non risparmia quasi nessuno. Il sindacato mercoledì si è dato appuntamento a Paulilatino per esaminare la situazione politico sindacale dell’isola e valutare le opzioni strategiche da mettere in campo nei mesi a venire. La relazione del segretario generale, la prima di Oriana Putzolu davanti ai 112 componenti del “parlamentino Cisl”, ha evidenziato le dimensioni dell’emergenza Sardegna, in particolare il tasso di disoccupazione ai limiti di guardia, oltre il 16%, con la disoccupazione giovanile in crescita, quasi oltre il 50%.
Per il sindacato la stagione estiva si preannuncia calda sotto molti profili. I dati della congiuntura regionale registrano - è stato detto nella relazione della Segreteria regionale della Cisl Sarda integrata dal contributo dei segretari di federazione - 353 mila persone al di sotto della soglia di povertà, il prodotto interno lordo in stallo e una Regione che, dopo aver approvato la manovra finanziaria con cinque mesi di ritardo, dovrà impegnarsi al più presto nell’assestamento di bilancio per destinare al mondo del lavoro le quote utili a garantire il finanziamento del sistema degli ammortizzatori sociali - quantificato in non meno di 60 milioni di euro - che insieme con le competenze sottratte alla sanità e al socio assistenziale superano 100 milioni di euro.
Il Consiglio generale, nell’ampio dibattito, ha ribadito la necessità di una forte discontinuità di approccio – da parte della Regione - sui temi delle politiche attive per il lavoro che potranno garantire un’adeguata incisività soltanto attraverso l’auspicata riforma dei servizi per l’occupazione.
Servizi riqualificati, che dovranno trovare condizioni ottimali di esercizio all’interno di un quadro di riorganizzazione dell’Ente intermedio – fino ad oggi le Province - per il quale il sindacato ritiene opportuno il necessario confronto istituzionale. Senza trascurare la complessità della situazione delle cosiddette “società in house” e dei lavoratori in esse impiegati.
Il Consiglio generale della Cisl sollecita l’adozione di rinnovate misure anticrisi per rilanciare il sistema produttivo industriale, corredate da misure in grado di dare efficienza ed efficacia alla spesa regionale e da un’accurata programmazione dei fondi comunitari.
L’annosa e ciclica vicenda dei lavoratori della formazione professionale deve trovare soluzione all’interno dell’attesa legge regionale sull’istruzione. Per la Cisl Sarda il processo di rilancio complessivo del sistema Sardegna potrà essere attuato solamente attraverso il rifinanziamento di un nuovo “Piano di Rinascita” capace di rilanciare il sistema produttivo e il lavoro nell’isola, da accompagnare con l’atteso riconoscimento dello “status di insularità”. La Segreteria Regionale della Cisl e l’intero gruppo dirigente del sindacato hanno ribadito che, di fronte a tale situazione di crisi, continuerà ad assumere valore e significato l’ impegno unitario di tutte le rappresentanze dell’Isola consolidato anche attraverso l’importante partecipazione delle delegazioni sindacali sarde alla manifestazione nazionale unitaria dello scorso 22 giugno.
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