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Red 11 aprile 2013
«Marea gialla, un tavolo in streaming»
Nel dibattito interviene il Wwf che chiede l’istituzione di un tavolo tecnico socialmente partecipato tra le istituzioni per fronteggiare il fenomeno


ALGHERO - Chi si sarebbe mai preoccupato della salute della laguna del Calich, di questo malato cronico, se non ci fosse stata la marea gialla? Eppure, in certo senso, rappresenta da sempre il tappeto sotto il quale viene nascosta la spazzatura. I cento ettari di specchio acqueo raccolgono tutto ciò che viene prodotto nel ben più vasto bacino idrografico: nutrienti da inquinamento urbano, agricolo e zootecnico che hanno determinato condizioni di ipertrofia delle acque della laguna con conseguente sviluppo di alghe.

Ed ultimo l’apporto giornaliero di ben 22 mila metri cubi di acque trattate dal depuratore di San Marco che potrebbe aver complicato il quadro “clinico”. Questa l’anamnesi, ora ci si interroga, a pochi mesi dall’inizio della stagione estiva, sulla strategia terapeutica. La cura non è semplice, il dibattito è aperto, una soluzione per salvare la stagione balneare è necessaria.

Nel dibattito interviene il Wwf che chiede l’istituzione di un tavolo tecnico socialmente partecipato tra le istituzioni locali, provinciali e regionali, i rappresentanti delle associazioni portatrici di interessi qualificati con l’obiettivo di individuare, in termini responsabili e con adeguate valutazioni di impatto ambientale, soluzioni per fronteggiare il fenomeno della "marea gialla". Secondo il Wwf i lavori di questo tavolo tecnico dovrebbero essere trasmessi in diretta streaming per far capire all’opinione pubblica la complessità per trovare una soluzione - tutt’altro che semplice - di un problema causato dello stravolgimento di un equilibrio naturale.
Commenti
5/5/2026
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano? Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado
4/5/2026
La vicenda A-Mare / Bagni del Corallo viene oggi raccontata quasi esclusivamente come una perdita economica e occupazionale: una società che non apre, una stagione compromessa, circa venti posti di lavoro a rischio. È una narrazione che colpisce sul piano emotivo e porta inevitabilmente la città a schierarsi con l’impresa, come se si trattasse dell’ennesimo caso di burocrazia che ostacola chi vuole lavorare



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