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Red
3 marzo 2013
Csl, Cesil: esposto alla Corte dei Conti
Esposto-denuncia alla corte dei conti sulla vicenda amministrativa dei Centri Servizi del Lavoro(Csl), Centri per l’inserimento lavorativo (Cesil), Agenzie di Sviluppo e sul preposto personale precario, a firma Giampaolo Diana, Luciano Uras e Adriano Salis

CAGLIARI - Esposto-denuncia alla corte dei conti sulla vicenda amministrativa dei Centri Servizi del Lavoro(Csl), Centri per l’inserimento lavorativo (Cesil), Agenzie di Sviluppo e sul preposto personale precario, a firma Giampaolo Diana, Luciano Uras e Adriano Salis. Di seguito il testo integrale
Lo scorso aprile 2010, il Consiglio Regionale verificata una consistente mancata attuazione di disposizioni normative che interessano l’amministrazione pubblica regionale e locale e il suo funzionamento, la spesa pubblica e materie rilevanti sul piano economico e sociale, i diritti fondamentali delle persone e delle formazioni sociali, ha istituito una Commissione d'inchiesta sulla mancata applicazione delle leggi regionali al fine di individuare le ragioni di tale anomalia amministrativa, verificare se vi fossero motivazioni di ordine tecnico e/o organizzativo, se vi fossero violazioni di legge e connesse specifiche responsabilità gestionali.
La Commissione ha concluso i propri lavori presentando al Consiglio una relazione finale approvata all’unanimità il 1 febbraio 2013. Nella stessa relazione, dove sono indicate alcune tra le più rilevanti ragioni che determinano il blocco di importanti disposizioni legislative pienamente in vigore, è richiamato a titolo d’esempio la vicenda relativa alla attuazione della legge 20/2005 in materia di politiche e servizi del lavoro, trattata anche nella legge finanziaria n.3/2008, art. 6, e che riguarda il funzionamento dei C.S.L. CE.S.I.L. e le Agenzie di sviluppo locale. In proposito è necessario evidenziare che la gestione delle funzioni e dei compiti in materia di politica attiva del lavoro, infatti, spetta alle Regioni, che, nell’ambito dell’organizzazione del sistema regionale dei servizi per l’impiego, possono optare per la sua attribuzione alle province, secondo quanto previsto dal d.lgs. n. 469/1997. La Regione Sarda ha provveduto in tal senso con propria legge otto anni dopo la promulgazione del predetto d.lgs. 469/1997 e, ad oggi, nonostante il coerente ripetuto intervento del legislatore regionale, dopo ulteriori otto anni(16 anni in tutto) non sono state ancora attuate le disposizioni della citata L.R. 20/2005.
Nel frattempo, in relazione ai risultati conseguiti dai primi 5 quesiti referendari del maggio scorso, i primi quattro abrogativi e il quinto consultivo, si è determinata la soppressione delle province sarde come stabilito dalla l.r. 11/2012. Si consideri, inoltre, che l’intervento normativo dello Stato ha stabilito che le Province, in ogni caso, debbano svolgere esclusivamente funzioni di indirizzo e coordinamento degli interventi su base territoriale.
In conclusione dopo oltre 16 anni dalla riforma del sistema del collocamento e delle politiche del lavoro poco, o nulla, è stato fatto in Sardegna. Questo ha determinato un aggravamento delle condizioni di difficoltà del mercato del lavoro sardo, evidenti insufficienze nella gestione dei servizi e disagi agli operatori assunti a termine, con rapporti di lavoro atipici, senza poter, in tanti anni, utilizzare la specifica professionalità acquisita per accedere tramite concorsi pubblici ai relativi posti di lavoro. Tutto ciò nonostante il Consiglio Regionale abbia anche di recente, e ancora una volta, provveduto con la l.r. 25/2012.
Quest’ultimo caso è paradigmatico di gravi e ripetuti comportamenti omissivi da parte degli organi esecutivi competenti, regionali e locali, e da parte dei responsabili dei connessi procedimenti amministrativi, tanto da rendere sterile ogni iniziativa legislativa e di fatto la funzione di un Organo espressione della sovranità popolare, previsto dallo Statuto Speciale fonte di rango costituzionale.
Tanto si evidenzia ai fini delle Vostre più opportune valutazioni.
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