Dal 1 gennaio 300 operatori dei servizi pubblici specialistici per il lavoro sono disoccupati. Presidio davanti alla presidenza della Giunta regionale in attesa di risposte che non sono ancora arrivate la Cappellacci e il suo esecutivo
CAGLIARI - La Regione Sardegna è da 50 giorni senza i servizi pubblici specialistici per il lavoro. Una situazione drammatica e paradossale per i tanti disoccupati e cassaintegrati sardi che ricevevano fino al 31 dicembre 2012 il supporto degli operatori esperti in orientamento, incontro domanda offerta e in creazione di impresa. Infatti i 300 operatori che dal 2003 hanno messo in piedi i servizi per il lavoro, nei Csl (Centri servizi per il lavoro) e Cesil (Centri per l’inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati) «distribuiti in tutto il territorio regionale, dopo anni di vergognosa precarietà si ritrovano senza lavoro dal 1 gennaio 2013».
Da lunedì 28 gennaio resiste il presidio di giorno e di notte davanti al palazzo della presidenza della Giunta regionale, a Cagliari, «in attesa di una soluzione per riprendere a garantire l’erogazione dei servizi, che la giunta del Presidente Cappellacci non riesce a trovare». «La protesta mira a ripristinare - fanno sapere gli operatori - il sistema pubblico dei servizi per il lavoro secondo quanto previsto dalla riforma del collocamento: quel sistema pubblico che dovrebbe essere potenziato a favore di tutti i cittadini che stentano a muoversi in un mercato del lavoro complesso e di difficile accessibilità. Invece i servizi specialistici per il lavoro sono stati illegittimamente interrotti privando la collettività di servizi essenziali, obbligatori per legge».
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