Legambiente Sardegna si dichiara favorevole alla realizzazione degli impianti di Matrica nella zona industriale di Porto Torres. Secondo l´associazione sarà possibile realizzare produzioni compatibili con l´ambiente e nel contempo garantire sviluppo e occupazione
PORTO TORRES - Una delegazione di Legambiente Sardegna era presente ieri (martedì), all'introduzione dell’avvio dei cantieri per la realizzazione degli impianti di “Chimica Verde” di Matrica nella zona industriale di Porto Torres. Secondo i delegati dell’associazione ambientalista prende consistenza il rinnovamento della chimica sarda con la quale sarà possibile realizzare produzioni compatibili con l’ambiente e nel contempo garantire e sviluppare occupazione.
Dopo la crisi nazionale e regionale del settore chimico, e dopo le mobilitazioni dei lavoratori della Vinyls e del petrolchimico degli ultimi anni, nasce questo nuovo progetto, con gli impegni assunti dall’amministratore delegato dell’Eni Scaroni e dal ministro Passera, che hanno dichiarato la loro convinzione e impegno per portare avanti il piano di lavoro.
«La posta in gioco è molto elevata. Matrica propone un progetto di dimensioni europee. Si tratta della più grande innovazione dei processi produttivi da diversi decenni a questa parte, ambientalmente sostenibile e che sviluppa una filiera produttiva che parte dalla terra e genera prodotti biodegradabili, utilizzando risorse locali, terreni marginali ed incolti, senza deprimere le classiche culture agricole e riscatta le professionalità e le strutture industriali della chimica tradizionale, ormai in crisi irreversibile» dichiarano Vincenzo Tiana e Massimo Fresi di Legambiente Sardegna.
«Si crea inoltre la motivazione che rende imprescindibile il recupero dei territori inquinati attraverso le bonifiche – affermano Tiana e Fresi che spiegano - In questo quadro anche la produzione di energia necessaria alla nascente industria, prodotta con le biomasse residue dalle coltivazioni dedicate, appare ammissibile in quanto sostitutiva di altrettanta energia prodotta da combustibili fossili».
«Si abbraccia così un orizzonte più ampio che travalica la sola industria per andare ad incidere sull’economia del territorio e della regione, offrendo molte opportunità per uno “sviluppo” effettivamente sostenibile, perché legato alle prerogative proprie della nostra regione: l’agricoltura, la pastorizia, l’ambiente, la produzione di cibi di qualità – evidenziano da Legambiente e concludono - Questo comporta la riconversione della conoscenza e professionalità che si sono formate in mezzo secolo di industrializzazione, talvolta subita, ma che ha contribuito a migliorare il livello economico di intere popolazioni e far crescere socialmente generazioni di lavoratori, tecnici, professionisti e un imprenditorialità diffusa e moderna».
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