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S.A. 26 ottobre 2012
Sciopero, sindacati: «non finisce qui»
Il corteo ha attraversato Sassari fino all´emiciclo Garibaldi, incontrando lungo il cammino gli applausi e l´apprezzamento dei sassaresi. In diecimila hanno raccolto l´appello di Cgil, Cisl e Uil


SASSARI - In diecimila hanno raccolto l'appello di Cgil, Cisl e Uil per manifestare contro le politiche del governo nazionale e l'immobilismo della Regione. In diecimila a Sassari (e una manifestazione di studenti anche ad Alghero) hanno partecipato, convinti che il territorio debba avere un'alternativa e una prospettiva di sviluppo. Dietro lo striscione delle segreterie confederali di Sassari, con su scritto "Lavoro, Diritti, Sviluppo", tantissime donne e uomini, studenti, lavoratori, cassaintegrati disoccupati, pensionati hanno gridato il loro 'no' alla crisi che sta dissanguando il Sassarese. Partito da viale Italia, il corteo ha attraversato la città fino all'emiciclo Garibaldi, incontrando lungo il cammino gli applausi e l'apprezzamento dei sassaresi.

Al traguardo, i comizi finali sono stati aperti dal segretario territoriale della Uil Giuseppe Macioccu, che parlando anche a nome di Cgil e Uil territoriali, affiancato dai segretari confederali Antonio Rudas e Gavino Carta, ha richiamato l'attenzione sulla crisi del nordovest Sardegna, che coinvolge ormai tutti i settori, dall'accelerazione su bonifiche e chimica verde, che però non basta a recuperare tutti i posti di lavoro, persi con la chiusura del petrolchimico, alla realizzazione del quinto gruppo della centrale di Fiume Santo; dal precipitare dell'occupazione anche in settori tradizionalmente saldi come l'edilizia alle difficoltà ormai storiche di servizi, commercio, agricoltura, passando per la cronica mancanza di infrastrutture.

Ma soprattutto, hanno ricordato le segreterie confederali territoriali, serve l'unità, tra sindacati e cittadini, e un patto nuovo con la politica e le istituzioni; in tante, queste ultime, che hanno partecipato alla manifestazione di oggi in veste ufficiale, sostenendo e appoggiando in pieno l'iniziativa sindacale, unificandole in un'unica vertenza smettendo di fare battaglie estemporanee, a pezzi, che non portano risultati concreti. Per un nuovo sviluppo serve quindi un nuovo strumento di governance, superando il vecchio tavolo per l'area di crisi che si è dimostrato inadeguato e sostituendolo con un nuovo modello partecipativo che coinvolga tutte le parti vive della società, che colleghi e metta in relazione tutte le comunità, sia territoriali che regionali, che valorizzi l'apporto di tutti e in particolare delle parti sociali. Serve, quindi, una nuova alleanza sociale, lontana da quei particolarismi di cui sono rimaste vittima alcune associazioni datoriali, che pure hanno detto di concordare con le motivazioni dello sciopero, restando chiuse nelle loro stanze e lontane dalla vitalità dalla manifestazione di oggi a Sassari.

Un evento che, come ha detto nel suo intervento Elena Lattuada della segreteria nazionale Cgil, «ha riempito la piazza dell'Italia migliore, una manifestazione che dice che ieri, oggi e domani noi ci saremo per conquistare il lavoro, che abbiamo bisogno di un'altra politica e un'altra economia, di dignità e diritti. Da questa piazza – ha detto la dirigente sindacale – dobbiamo rivendicare un cambio della politica del governo, nuovi investimenti». Ma soprattutto, ha detto davanti all'enorme platea di studenti che affollavano l'emiciclo Garibaldi con striscioni, cori e bandiere, «dobbiamo dare una prospettiva ai giovani, spiegare che dobbiamo ricostruire la cultura, trovare insieme a loro una soluzione».

Intervallati dagli interventi di Veronica Madau, studentessa, e Gavino Merella, pensionato, che hanno simbolicamente unito le generazioni chiedendo sviluppo e riforme, la manifestazione è stata chiusa da Luigi Sbarra, della segreteria nazionale Cisl. «C'è una parola che torna a togliere il sonno alle famiglie italiane – ha detto – ed è la parola povertà, risultato della crisi economica e finanziaria, che colpisce il potere d'acquisto di lavoratori e pensionati. Questo territorio sprofonda nel disagio sociale, nella perdita di lavoro nell'industria, nei servizi, nel terziario, nella stessa pubblica amministrazione».

Ma tutti, rappresentanti della società civile e delle organizzazioni sindacali, hanno sottolineato con forza che «non finisce qui»: le iniziative per reclamare diritti e lavoro continuano, il successo di oggi, 26 ottobre, non è un punto di arrivo ma di partenza, verso nuove conquiste per un territorio e un'isola che non possono più aspettare. A partire dalla manifestazione indetta dalle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, presenti oggi in piazza a Sassari con i segretari generali Enzo Costa, Mario Medde e Francesca Ticca, per il prossimo 24 novembre a Cagliari.
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