La multinazionale statunitense smorza gli entusiasmi delle ultime ore in merito ai potenziali acquirenti del sito sardo. Primo faccia a faccia tra Alcoa e Glencore a Roma. La rabbia degli operai
PORTOVESME - «Dal 1 agosto non abbiamo ricevuto nessuna nuova e concreta manifestazione di interesse da parte di potenziali acquirenti dell'impianto Alcoa di Portovesme». Inizia così il secco comunicato della multinazionale statunitense che smorza gli entusiasmi delle ultime ore in merito ai potenziali acquirenti del sito sardo, le svizzere Glencore e Klesh.
Niente di concreto nell'acquisizione delle offerte secondo la compagnia (che ha rinviato a lunedì 10 lo spegnimento di 85 celle elettrolitiche) che a questo punto fa sapere di voler garantire la manutenzione dello smelter per un altro anno, in modo da ritornare operativo qualora subentrasse un altro operatore nelle trattative. Con altri toni, il presidente della Sardegna, Ugo Cappellacci, tenta la conciliazione dopo il primo faccia a faccia tra i vertici dell'Alcoa e quelli di Glencore, tenutosi questa mattina a Roma.
Il governatore ha proposto di aprire un tavolo istituzionale con la Regione per cercare di avere chiarimenti e superare eventuali ostacoli in tempo reale per portare a termine le trattative. Intanto gli operai hanno optato per la linea dura. Mentre prosegue la protesta a 70 metri di tre lavoratori (un altro malore è stato accusato nel silos dall'operaio con problemi cardiaci), i sindacati e i rappresentanti Rsu, dopo un'assemblea a Portovesme, hanno deciso il blocco degli straordinari e lo sciopero di 24 ore lunedì 10, in concomitanza con il vertice al Mise.
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