Il dato che rileva un aumento di due punti del tasso di disoccupazione nel II trimestre 2012, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, non tiene conto degli "scoraggiati", ossia chi il lavoro non lo cerca più
CAGLIARI - Aumenta di 2 punti il tasso di disoccupazione nel II trimestre 2012, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E’ di 107 mila, in valore assoluto, il numero dei disoccupati in Sardegna: un dato che non tiene conto del fenomeno dello scoraggiamento. I numeri fanno riferimento all'indagine Istat che fotografa un paese con il record di precari: sono 2,5 milioni.
Nell’isola l'industria perde in un anno 12 mila occupati, mentre l’agricoltura aumenta di 6mila unità, ma con un incremento più che doppio degli indipendenti. Il numero complessivo degli occupati aumenta di 4 mila unità; ma il dato preoccupante è che il lavoro dipendente complessivamente si riduce di 5mila unità. «Si è di fronte in Sardegna a un aumento del lavoro precario e stagionale nei servizi e nell’agricoltura, un fenomeno che riflette la tendenza del mercato del lavoro e dell’economia sarda a ricercare una sorta di riparo e rifugio nel lavoro autonomo e nella precarietà a causa dell’assenza di lavoro nelle attività produttive e industriali» fa osseravre la Cisl sarda.
«La rilevazione dell’Istat - prosegue nella sua analisi il sindacato - nel secondo trimestre 2012 è purtroppo un’ulteriore conferma della fase recessiva che vive la Sardegna e della difficoltà del sistema industriale sardo di rispondere alla crisi che ormai da anni colpisce l’isola». Ritornando al quadro generale, quello nazionale, a rimetterci di più nella crisi sono i giovani: i senza lavoro (tra i 15 e i 24 anni) a luglio sono il 35,3%, in aumento di 1,3 punti percentuali su giugno e di 7,4 punti su base annua. Con un picco del 48% tra le ragazze del Mezzogiorno. Il ritmo di crescita annuo della disoccupazione giovanile, inoltre, è triplo rispetto a quello complessivo: le persone in cerca di lavoro sono 618 mila.
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