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Red 26 marzo 2012
I surfisti puliscono Porto Ferro
I surfisti si sono incontrati lì dove cavalcano le onde, tra l’arena dorata di Porto Ferro, uno degli specchi di mare più selvaggi e incontaminati della Sardegna. Ma anziché sfoderare tavole e mute hanno tolto fuori sacchetti di plastica e guanti in lattice


ALGHERO - Prendersi cura del litorale come se fosse la propria casa. È questo il concetto della giornata di pulizia della spiaggia di Porto Ferro, nel comune di Sassari, organizzata domenica 25 marzo dall’associazione sportiva North shore surf tribe (Nsst). Il club di surf da onda formato da atleti di tutta la provincia ha aderito a un progetto di Surfrider, una fondazione nata in Francia con lo scopo di proteggere l’ecosistema marino: si chiama “Be proud, iniziative oceaniche” ed è stato replicato in centinaia di località di tutto il mondo, da Bahia, in Brasile, a Bora Bora, in Polinesia.

I surfisti si sono incontrati lì dove cavalcano le onde, tra l’arena dorata di Porto Ferro, uno degli specchi di mare più selvaggi e incontaminati della Sardegna. Ma anziché sfoderare tavole e mute hanno tolto fuori sacchetti di plastica e guanti in lattice per raccogliere ogni tipo di rifiuto che capitava a tiro. Nei mille e trecento metri di arenile è stato trovato di tutto: scarpe, buste e plastica di ogni ordine di grandezza e vecchie valige abbandonate. C’era anche, nascosto dai granelli di sabbia, un bidone di plastica azzurro alto un metro e una coppia di paletti di ferro arrugginiti. In totale sono stati riempiti di mondezza circa 15 sacchi.

L’iniziativa, denominata “Puliamo Porto Ferro”, è giunta così alla seconda edizione e ha il patrocinio del Comune di Sassari e in particolare dell’assessorato all’Ambiente. L’anno scorso, a ottobre, quando il club per la prima volta si è riunito a Porto Ferro per raccogliere rifiuti, i sacchetti erano oltre venti. Un segno evidente dell’estate trascorsa e dell’inciviltà dei vacanzieri, che sempre più spesso abbandonano i loro scarti. «Siamo un’associazione molto legata al mare e abbiamo voluto dare il nostro piccolo contributo - ha commentato il presidente Vittorio Casu - a chi utilizza la spiaggia vogliamo dire di riportarsi indietro la mondezza e di stare attenti: se pensate di sporcare non crediate di passare inosservati, noi surfisti vigiliamo sulla spiaggia».
Commenti
5/5/2026
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano? Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado
4/5/2026
La vicenda A-Mare / Bagni del Corallo viene oggi raccontata quasi esclusivamente come una perdita economica e occupazionale: una società che non apre, una stagione compromessa, circa venti posti di lavoro a rischio. È una narrazione che colpisce sul piano emotivo e porta inevitabilmente la città a schierarsi con l’impresa, come se si trattasse dell’ennesimo caso di burocrazia che ostacola chi vuole lavorare



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