Posizioni molto distanti al ministero dello Sviluppo economico tra Regione Sardegna, sindacati e azienda. La multinazionale conferma i licenziamenti e la chiusura dello stabilimento sardo
ROMA - E' iniziato alle 10 di questa mattina lo sciopero di quattro ore dei lavoratori dello stabilimento Alcoa di Portovesme. L'astensione dal lavoro delle maestranze avviene in coincidenza con l'incontro al Ministero dello sviluppo economico (Mise) a Roma fra i rappresentanti istituzionali, sindacali e della multinazionale americana che ha annunciato la chiusura definitiva dello stabilimento nell'arco di 75 giorni.
Alcoa conferma i licenziamenti. E dall'incontro romano arrivano solo brutte notizie. La multinazionale, infatti, conferma l'imminente chiusura degli impianti in Sardegna e il conseguente licenziamento dei lavoratori. La trattativa così è stata sospesa per permettere al Governo di stilare un documento che faccia sintesi delle diverse valutazioni in campo.
Enorme la delusione dei sindacati e delle autorità politiche sarde presenti nel vertice di Roma, dal presidente della Regione Cappellacci, a quello del Consiglio Lombardo. Presenti anche i sindaci di Iglesias, Carbonia e Portoscuso e il presidente della Provincia Cherchi. Altri quindici sindaci del territorio, invece, sono stati esclusi dalla riunione.
«Un atteggiamento irragionevole, di cui prendo atto con sgomento». Così il presidente Cappellacci al termine della riunione svoltasi presso il Ministero dello Sviluppo Economico commenta il diniego espresso dai rappresentanti di Alcoa rispetto alla richiesta di sospendere le procedure per la mobilità nelle more di un nuovo incontro, proposto per i primi giorni di febbraio. «L'indisponibilità a congelare la procedura per consentire l'avvio non conflittuale del confronto tra le parti e la ricerca di possibili soluzione è grave, immotivata e incomprensibile, alla luce dell'atteggiamento di responsabilità dimostrato in passato dai lavoratori e della disponibilità delle Istituzioni».
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