Il segretario regionale della Cgil, Mario Medde, punta il dito contro l´esecutivo guidato da Ugo Cappellacci incapace «di intercettare i segnali del malessere e svolgere le funzioni di regolazione»
CAGLIARI - «Le manifestazioni sindacali, con una partecipazione senza precedenti a partire dallo sciopero generale dell’11 novembre 2011 sino a quella del 12 dicembre, evidenziano non solo l’emergenza sociale e del lavoro e l’impoverimento dell’Isola, ma anche l’urgenza che a questa situazione si accompagni una forte e visibile reazione delle istituzioni e della Regione Sardegna per contrastare, per quanto rientra nel loro ruolo, le ricadute pesanti e negative dell’attuale contingenza economica». Lo ha dichiarato il segretario regionale della Cgil, Mario Medde che punta il dito contro l'esecutivo guidato da Ugo Cappellacci.
«Purtroppo la massima istituzione regionale - dice - non riesce ancora a farsi carico delle difficoltà in cui versano i lavoratori, i disoccupati e i pensionati dell’Isola e neppure della necessità di guidare una risposta corale dei sardi con adeguate strategie finalizzate alla crescita economica e alle nuove opportunità lavorative». La Giunta regionale «in silenzio» secondo il sindacalista, «atteggiamento sintomo di una debolezza strutturale della rappresentanza politica che non riesce più a intercettare i segnali del malessere ed a svolgere quella funzione di regolazione che dovrebbe essere la principale caratteristica delle istituzioni».
«In una fase - spiega Medde - in cui non sono più all’ordine del giorno né i diritti dei popoli né quelli di cittadinanza, e il lavoro pare per ora obbligato a cedere il passo alle ragioni della finanza, è ancora più indispensabile non arrendersi e continuare a rappresentare la domanda di tutela che arriva dai lavoratori e dai pensionati». «Una realtà - conclude - che parla di migliaia e migliaia di pensionati che vivono al di sotto della soglia di povertà, e di migliaia di giovani costretti alla disoccupazione e alla precarietà».
Nella foto: Mario Medde
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