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Red 27 maggio 2011
Pesca sportiva e surf al lago Coghinas
È l’ambizioso obiettivo cui lavorano congiuntamente gli assessorati dell’Ambiente delle Province di Sassari e Olbia-Tempio e dei Comuni di Tula, Oschiri, Ozieri e Berchidda


SASSARI - «Un regolamento di gestione ambientale del lago Coghinas, per l’utilizzo di una risorsa così preziosa a fini turistici attraverso la promozione di pesca sportiva e attività surfistiche e l’utilizzo del sistema dell’albergo diffuso nei comuni rivieraschi, con conseguenti ricadute sulla valorizzazione dei prodotti enogastronomici del territorio».

È l’ambizioso obiettivo cui lavorano congiuntamente gli assessorati dell’Ambiente delle Province di Sassari e Olbia-Tempio e dei Comuni di Tula, Oschiri, Ozieri e Berchidda, che stanno portando avanti con forte determinazione l’iniziativa assunta nei mesi scorsi per restituire al territorio «un bene dall’illimitato valore potenziale come il lago Coghinas, che sinora è stata nettamente sottoutilizzato mentre potrebbe rappresentare un elemento di spinta per il rilancio del territorio e per la concretizzazione delle sue aspettative in ambito turistico», come sostiene l’assessore provinciale sassarese, Paolo Denegri.

Nei giorni scorsi i rappresentanti di Province e Comuni hanno incontrato a Tula i rappresentanti dell’Enel, che ha la titolarità della gestione del lago e delle aree circostanti, e del Corpo forestale e di vigilanza ambientale. «Insieme abbiamo stabilito le modalità operative del percorso che dovrà portare alla realizzazione del regolamento», prosegue Denegri. Per prima cosa, si è deciso di «convocare a breve un ulteriore incontro con i rappresentanti della Regione, e in particolare dell’Agenzia distretto idrografico – conclude – per costituire un gruppo di lavoro che si dedichi specificamente alla realizzazione di questa iniziativa».
Commenti
5/5/2026
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano? Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado
4/5/2026
La vicenda A-Mare / Bagni del Corallo viene oggi raccontata quasi esclusivamente come una perdita economica e occupazionale: una società che non apre, una stagione compromessa, circa venti posti di lavoro a rischio. È una narrazione che colpisce sul piano emotivo e porta inevitabilmente la città a schierarsi con l’impresa, come se si trattasse dell’ennesimo caso di burocrazia che ostacola chi vuole lavorare



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