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Sara Alivesi 30 luglio 2010
"Un albero in città per ogni bimbo che nasce"
E´ la proposta del consigliere comunale del Pd, esposta in una mozione che impegna il sindaco ad applicare la vecchia legge Rutelli ripresa negli ultimi tempi dal ministro all´Ambiente Prestigiacomo


ALGHERO - “Un albero per ogni bambino che nasce” era la prescrizione della legge Rutelli del 1992, ripresa dal ministro all’Ambiente Prestigiacomo in questi ultimi mesi, e proposta in una mozione dal consigliere comunale del Pd Matteo Tedde. L’incremento degli spazi verdi urbani, con uno spirito di sensibilizzazione rispetto alla tutela e difesa dell’ambiente che ci circonda, attraverso il gesto significativo di piantare un arbusto ad ogni vita che nasce in città.

Nel periodo 2005/2010 nel territorio comunale di Alghero sono stati piantati 261 alberi contro 1594 bambini nati. Una proporzione non raggiunta negli anni, rispetto agli obiettivi delle legge 13/1992. Ora l’esponente dell’opposizione chiede di sostenerla con forza e riequilibrarla nel presente e futuro, per dare un valore etico, culturale e sociale alla coscienza ambientale della cittadinanza.

Numerosi i vantaggi dalla crescita di un nuovo albero tra le vie di Alghero: una singolo pianta, infatti, è in grado di fornire abbastanza ossigeno per 10 persone e di assorbire, a seconda delle dimensioni, da 7 a 12 kg di emissioni di CO2 all’anno. Inoltre, riduce l’inquinamento acustico e può far risparmiare sino al 10% del consumo energetico.

Nella foto: Matteo Tedde
Commenti
5/5/2026
Fa sorridere – amaramente – leggere certi attacchi contro A-Mare a Calabona, soprattutto quando arrivano da chi oggi si scopre improvvisamente ambientalista. Ma dov’erano? Parliamoci chiaro: quella zona, per anni, è stata abbandonata a sé stessa. Non un paradiso incontaminato, ma un accumulo di degrado
4/5/2026
La vicenda A-Mare / Bagni del Corallo viene oggi raccontata quasi esclusivamente come una perdita economica e occupazionale: una società che non apre, una stagione compromessa, circa venti posti di lavoro a rischio. È una narrazione che colpisce sul piano emotivo e porta inevitabilmente la città a schierarsi con l’impresa, come se si trattasse dell’ennesimo caso di burocrazia che ostacola chi vuole lavorare



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