Firmato l´accordo tra Eni e i rappresentanti dei lavoratori. Previsti investimenti da 800mila euro per il rilancio della chimica in Sardegna. Scetticismo tra Sindacati e lavoratori: «L'Eni è totalmente inaffidabile»
PORTO TORRES - Firmato l'accordo tra Eni e i sindacati. Poco prima della mezzanotte, dopo un'intensa giornata di trattative, è arrivata la firma sul verbale di accordo che prevede investimenti da 800mila euro per il rilancio della chimica in Sardegna.
I finanziamenti si divideranno tra polo produttivo, logistico e bonifiche. Impegno da parte dell'azienda partecipata dallo Stato di procedere alla manutenzione conservativa di Cumene e Fenolo fino a giugno e di rilanciare il Cracking di etilene, sebbene proporzionandolo alle esigenze regionali. L'impianto, infatti, per sanare le passività dovrebbe essere sottoposto ad interventi di ammodernamento per i quali ancora si devono stabilire i fondi destinati a ciascun comparto.
La trattativa continua, tuttavia, per i 90 posti di lavoro dichiarati in esubero(si passerebbe da 695 a 605 dipendenti). Non solo, l'Eni ha scongiurato il pericolo di chiusura imminente del Petrolchimico di Porto Torres e ha garantito l'operatività per almeno altri quattro anni ma, allo scadere di questi potrebbero esserci nuovo scenari. Un nuovo blocco che preluderebbe la chiusura o, al contrario, rappresentare un punto di partenza per riavviare un confronto sulla chimica in Italia tra l'Eni e il governo. Sinora, l'impressione è di aver conquistato una battaglia ma la guerra è ancora da tutta da vincere.
Scetticismo tra i sindacati: «La trattativa di oggi mi è completamente indifferente - sottolinea il segretario territoriale della Cgil di Sassari Antonio Rudas - l’Eni infatti è totalmente inaffidabile sia sul piano giuridico che su quello politico. Qualsiasi intesa dovesse essere raggiunta oggi con questa società è da intendersi come un atto vuoto e insignificante. Già nel 2003, infatti, Eni sottoscrisse l’accordo sulla chimica e di quel patto non ha mantenuto neanche una virgola».
«Chi si dovesse assumere la responsabilità di concludere oggi qualsiasi accordo con l’Eni, dovrà risponderne ai lavoratori e all’interno della stessa organizzazione sindacale. Ribadisco che gli unici soggetti a dover affrontare il problema della chimica a Porto Torres sono il Governo e la Regione Sardegna - concludono dalla Cgil - con gli enti locali e le organizzazioni sindacali territoriali».
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