«I giardini pubblici del centro non sono un elemento decorativo: sono infrastrutture urbane essenziali, al pari di strade, piazze e servizi. In una città con una densità abitativa elevata e poche aree verdi centrali, il loro utilizzo dovrebbe essere favorito, non limitato»
SASSARI - Proteste a Sassari per una gestione dei giardini pubblici giudicata insufficiente. «Orari di apertura incompatibili con la vita lavorativa»: In inverno i giardini chiudono già alle 17–18. Questo significa, di fatto, che chi lavora con orari standard non ha alcuna possibilità di usufruirne nei giorni feriali. Uno spazio pubblico finanziato e mantenuto con risorse collettive diventa così accessibile solo a una parte limitata della popolazione. Dal punto di vista dell’equità e dell’utilità sociale, questa scelta è difficile da giustificare.
«Unico spazio verde centrale, accesso limitato»: Nel centro di Sassari i giardini pubblici rappresentano l’unico vero polmone verde. Limitare l’accesso a un’infrastruttura così strategica ha conseguenze dirette su benessere, socialità e salute mentale, soprattutto nei mesi invernali, quando le alternative sono già ridotte. Chiusure legate al maltempo: una gestione poco razionale
I giardini dovrebbero aprire alle 8:00, ma oggi, 9 gennaio 2026, alle 10:00, i cancelli erano ancora sbarrati per una pioggia leggera caduta all'alba. Chiudere un parco per una pioggia moderata non è una misura di sicurezza, ma un segnale di rinuncia gestionale che penalizza i cittadini senza una reale giustificazione tecnica.
La presenza di recinzioni con spine sopra trasmette l’idea che il verde pubblico sia qualcosa da difendere dai cittadini, anziché uno spazio da condividere con loro. Protezione e accessibilità non sono concetti opposti: molte città dimostrano che è possibile tutelare il patrimonio verde senza trasformarlo in uno spazio chiuso e ostile. L’assenza di aree verdi dedicate ai cani ha un effetto diretto sul decoro urbano. Quando non esistono spazi adeguati, i bisogni finiscono inevitabilmente su marciapiedi e strade. Questo non è un problema di civiltà dei cittadini, ma di mancanza di pianificazione degli spazi pubblici.
In sintesi, limitare l’accesso all’unico spazio verde del centro non è una questione marginale, ma un problema strutturale di vivibilità urbana. I giardini pubblici dovrebbero essere aperti, accessibili e integrati nella vita quotidiana della città, non trattati come spazi da chiudere preventivamente. Portare attenzione su questo tema significa discutere di che tipo di città vogliamo: una città che investe nel verde come bene comune, o una che lo rende formalmente pubblico ma di fatto inaccessibile.
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