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Cor 11:52
Posidonia, impianto a singhiozzo: schermaglie
Tra gli attuali vertici del Consorzio industriale Provinciale che gestisce l’impianto a san marco e l’ex sindaco di Alghero, Mario Conoci, volano gli stracci: «Più giustificazioni che risultati: i cumuli restano sul lungomare»


ALGHERO - «L’impianto di trattamento della posidonia in esubero realizzato nel sito di San Marco ad Alghero è pienamente operativo, il lavoro non si è mai interrotto e prosegue, settimana dopo settimana, nel pieno rispetto degli accordi sottoscritti con Città Metropolitana, Comune di Alghero e ARPAS da cui è scaturito il relativo protocollo d’intesa. Non è esatto quindi sostenere che "tutto sembra essersi fermato", considerato che i conferimenti di materiale proseguono fin dall’inaugurazione dell’impianto, il 5 maggio scorso. Il processo di trattamento, che ha gestito finora 900 tonnellate di rifiuti (posidonia e sabbia) in ingresso, prosegue infatti a prescindere dalla realizzazione dell’area di messa a riserva che, come peraltro ampiamente anticipato e dichiarato fin dall’apertura dell’impianto, sarà completata entro l’estate».

Questa la piccata replica dei vertici del Consorzio industriale Provinciale di Sassari al comunicato stampa diffuso dall’ex sindaco di Alghero Mario Conoci in merito alle difficoltà organizzative incontrate nell’impianto di San Marco, sottolineando come sia «totalmente inesatto» sostenere che «il nodo tecnico che terrebbe in ostaggio l’effettivo avvio dei macchinari risiede nel mancato completamento della cosiddetta messa a riserva». Non si è fatta attendere la contro-replica di Conoci che taglia corto: «Più giustificazioni che risultati: i cumuli restano sul lungomare». «Ho la netta sensazione di assistere al classico tentativo di spiegare una realtà che, però, continua ostinatamente a mostrarsi diversa. In fondo, arrampicarsi sugli specchi è un esercizio difficile: alla fine non sono gli specchi a rompersi, ma spesso è chi si arrampica a perdere l’equilibrio» dice sarcasticamente l’ex sindaco di Alghero.

Poi la stoccata sul progetto. «Conosco bene quel progetto, perché ne ho seguito la nascita insieme al precedente CdA del Consorzio Industriale e alla Provincia di Sassari, fino al finanziamento con risorse del PNRR. Per questo ritengo necessario fare alcune precisazioni. Chi conosce le caratteristiche dell’impianto sa che 900 tonnellate rappresentano, a pieno regime, il lavoro di una decina di giorni al massimo. È quindi evidente che oggi l’impianto opera a una capacità ben inferiore rispetto a quella per la quale è stato progettato. Sarebbe più utile spiegare le reali ragioni di questo rallentamento che, da quanto mi risulta, riguardano anche il conferimento del materiale residuo della lavorazione presso un unico centro. Ancora meno convincenti appaiono le spiegazioni sul mancato completamento della messa a riserva, il piazzale destinato allo stoccaggio della posidonia».

Infine la sentenza politica. «Oggi si richiama il caldo di queste settimane. È una spiegazione che sorprende, considerato che quell’opera è iniziata nel 2024 e che, dopo oltre due anni, non è ancora conclusa. Il piazzale avrebbe dovuto essere realizzato prima dell’impianto stesso. Attribuire oggi il ritardo alle temperature estive cerca trasformare un problema che dura da anni in un inconveniente di stagione. Il risultato, però, è molto più semplice delle spiegazioni: i cumuli di posidonia sono sotto gli occhi di tutti, ancora sul lungomare e lungo gli arenili di Alghero, e non sul piazzale di San Marco dove sarebbero dovuti essere. Questo nonostante nel consiglio di amministrazione siedano due rappresentanti di Alghero (il Sindaco e il rappresentante del Movimento 5 Stelle, Ferrara). Proprio perché rappresentano la città avrebbero dovuto esercitare un’azione più incisiva affinché il completamento della messa a riserva diventasse una priorità. O almeno giustificare pubblicamente ritardi e problemi. Seguire un’opera pubblica non significa soltanto prenderne atto quando è inaugurata, ma accompagnarla fino alla sua piena funzionalità, superando ostacoli e ritardi» chiude Mario Conoci.
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