E’ Mauro Pili, ex presidente della Regione a commentare duramente quanto accaduto in città nelle ultime ore: l’incendio di un mezzo di due fratelli imprenditori e soprattutto l’attentato presso l’autonoleggio in cui sono state bruciate ieri mattina circa 80 vetture e chiede un intervento forte e immediato da parte dello Stato con controlli patrimoniali, monitoraggi attività e presidio investigativo permanente
ALGHERO - «E’ stata una notte di mafia ad Alghero, un inferno nell’area parcheggio nei pressi dell’aeroporto con auto distrutte dalle fiamme dalle prime ore dell’alba e vigili del fuoco e forze dell’ordine costretti a intervenire in piena emergenza. E non provate a raccontare ancora una volta che sono “episodi”. Nel mese di marzo erano già andati in fumo 14 mezzi. Adesso un’altra notte di fuoco. Un’altra escalation. Un’altra intimidazione devastante nel cuore della Riviera del Corallo. Questa non è normalità. Questo non è vandalismo occasionale. Questo è un clima che si sta incancrenendo nel silenzio generale». E’ Mauro Pili, ex presidente della Regione a commentare duramente quanto accaduto in città nelle ultime ore: l’incendio di un mezzo di due fratelli imprenditori e soprattutto l’attentato presso l’autonoleggio in cui sono state bruciate ieri mattina circa 80 vetture.
«Ad Alghero ormai si susseguono: auto incendiate, esplosioni, attentati, mezzi dati alle fiamme, pressioni, intimidazioni. E mentre la città vive sotto questa cappa inquietante, c’è ancora chi continua a minimizzare il rischio infiltrazioni mafiose in Sardegna. Da almeno quindici anni denuncio la follia di trasformare l’Isola nella piattaforma del 41 bis e dell’alta sicurezza. Lo dissi quando tutti tacevano entrando nei reparti di Bancali, Uta e Nuoro. Mi diedero dell’allarmista, oggi invece i fatti parlano da soli» prosegue Pili.
E conclude: «La mafia non arriva con i manifesti: arriva col denaro, con le relazioni, con il controllo silenzioso del territorio, con le attività di facciata, con le intimidazioni che servono a far capire chi comanda. Intanto qualcuno vorrebbe ancora concentrare in Sardegna altri 41 bis e altri detenuti di alta sicurezza. State giocando con il fuoco. E il fuoco ormai illumina le notti di Alghero. Serve una risposta immediata dello Stato: Controlli patrimoniali, presidio investigativo permanente, monitoraggio delle attività economiche sospette, contrasto vero alle infiltrazioni. E soprattutto: fuori i 41 bis dalle carceri sarde. La Sardegna non è una discarica di Stato».
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