L’intesa, siglata nella Capitale, segna l’avvio di una collaborazione strutturata finalizzata all’apertura dell’unità operativa a Cagliari entro la fine dell’anno
CAGLIARI - Un passo concreto e decisivo verso l’attivazione della prima Terapia intensiva pediatrica in Sardegna è stato compiuto oggi con la firma di una convenzione tra l’ARNAS Brotzu e l’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma, centro di eccellenza e il più grande ospedale e polo di ricerca pediatrica in Europa. L’intesa, siglata nella Capitale, segna l’avvio di una collaborazione strutturata finalizzata all’apertura dell’unità operativa a Cagliari entro la fine dell’anno.
Alla firma erano presenti, per il Brotzu, il direttore generale Maurizio Marcias, il direttore sanitario Giorgio Carboni e il direttore dell’Anestesia pediatrica Alberto Lai. Per il Bambin Gesù hanno partecipato il presidente Tiziano Onesti e il direttore sanitario Massimiliano Raponi. L’accordo si propone di rafforzare insieme all’assistenza clinica, la ricerca scientifica e la formazione specialistica in ambito pediatrico e ad alta complessità. La nuova Terapia intensiva e semi-intensiva pediatrica, la prima nell’Isola, consentirà di gestire in loco i casi più complessi, riducendo significativamente i trasferimenti fuori regione e migliorando la tempestività degli interventi, con benefici rilevanti per i piccoli pazienti e le loro famiglie.
Obiettivi principali dell’accordo sono: il Miglioramento della presa in carico dei pazienti pediatrici con patologie rare o complesse, attraverso percorsi condivisi e consulenze specialistiche integrate; Sviluppo di programmi congiunti di ricerca clinica e traslazionale, con particolare attenzione alle malattie rare, alla cardiologia e alle discipline ad alta specializzazione -Promozione della formazione del personale sanitario, con scambi professionali, attività di aggiornamento e programmi di alta formazione rivolti a medici, infermieri e tecnici; il Potenziamento dell’uso della telemedicina e delle tecnologie digitali, per garantire continuità assistenziale e ridurre la necessità di trasferimenti fuori regione.
Commenti