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Red 26 febbraio 2021
Sindacati contro i ritardi della Salva Sardegna
L’attuazione delle misure e degli aiuti stabiliti dalla legge, a sette mesi dalla sua approvazione in Consiglio e a undici dall’accordo sottoscritto con i sindacati dal presidente Solinas per contrastare gli effetti sull’economia e l’occupazione della crisi da Covid, è stata al centro dei lavori della Seconda commissione, che ha convocato in audizione i segretari regionali di Cgil, Cils, Uil, Confsal, Cisal e Css


CAGLIARI - L’attuazione delle misure e degli aiuti stabiliti dalla legge “Salva Sardegna”, a sette mesi dalla sua approvazione in Consiglio e a undici dall’accordo sottoscritto con i sindacati dal presidente della Regione autonoma della Sardegna Christian Solinas per contrastare gli effetti sull’economia e l’occupazione della crisi da Covid, è stata al centro dei lavori della Seconda commissione, che ha convocato in audizione i segretari regionali di Cgil, Cils, Uil, Confsal, Cisal e Css. Durissimo il giudizio espresso dai confederali sull’efficacia delle norme e sui ritardi con i quali si procede nell’erogazione delle risorse e dei sostegni.

«I risultati della legge 22 – ha dichiarato la segretaria della Cgil Caterina Cocco – sono mortificanti e l’80percento delle risorse stanziate lo scorso luglio non sono arrivate ai lavoratori, mentre in Sardegna il numero dei beneficiari del reddito di cittadinanza ha ormai raggiunto le 115mila unità. Il punto è che la Regione con la Salva Sardegna ha voluto inserire “di tutto” ma il risultato è stato che tutti sono rimasti senza risposte adeguate alla drammaticità della crisi». «Non c’è stato alcun salvataggio dell’economia sarda – ha incalzato la segretaria Cisl Federica Tilocca – e contiamo solo 659mila occupati a fronte di 114mila lavoratori in cassa integrazione, mentre sale a dismisura la cifra dei residui passivi nel bilancio regionale che sono passati dai 462milioni del 2018 agli oltre 3miliardi del 2020». «La verità – ha aggiunto il segretario della Uil Andrea Lai – è che i tempi lunghi di attuazione della legge 22 dimostrano la distanza che corre tra i tempi di azione della Regione e quelli attesi dai lavoratori e dai cittadini per fronteggiare una crisi mai vista. E' inutile che la Regione rincorra i fondi quando non è in grado di spendere i denari di cui dispone, ed è anche per tali ragioni che i sindacati preannunciano azioni di mobilitazione e protesta a partire già dal prossimo marzo».

Una stroncatura che non ha risparmiato la Giunta («era inadeguata in tempi di normali difficoltà, ma oggi, in tempi di Covid, appare persino fuori luogo») e i ritardi con i quali si procede per il Recovery fund («il mancato confronto con le parti sociali è dannoso quanto la scarsa informazione e le polemiche politiche di questi giorni»). Più cauti i giudizi espressi dai segretari regionali di Css (Giacomo Meloni), Cisal (Giuseppe Camboni) e Confsal (Elia Pili) che, pur riconoscendo i ritardi nell’attuazione delle misure della Salva Sardegna e il generale ritardo nella spesa, hanno rimarcato la gravità della crisi e la straordinarietà degli eventi pandemici. Un plauso convinto per l’operato dell’assessore regionale del Lavoro Alessandra Zedda, è arrivato invece dal mondo della cooperazione per la presentazione del Disegno di legge n.103, che si propone di riscrivere le norme che regolano il sistema cooperativistico. I trentanove articoli che superano di fatto la datata legge 5 del 1957, sono stati salutati con favore dal segretario di Confcooperative Fabio Onnis, dal segretario regionali di Legacoop Claudio Atzori, dal vicepresidente di Agci Giovanni Loi e dal responsabile di Unicoop Giorgio Mocci. L’auspicio, condiviso con Zedda, è quello di un testo condiviso anche da tutte le forze politiche rappresentate in Consiglio, che confermi e, possibilmente, migliori l’impianto normativo realizzato dall’assessore del Lavoro in stretta collaborazione con le organizzazione delle coop.

Il parlamentino presieduto da Alfonso Marras (Misto) ha anche svolto le audizioni sulle problematiche riguardati i cosiddetti lavoratori in utilizzo, impiegati, nel caso specifico, in Ats. L’assessore Zedda ha confermato gli stanziamenti della Regione (10milioni complessivi, compresi i 2 aggiunti nella scorsa annualità) e la scadenza dei contratti a venerdì 31 dicembre. Sull’ipotesi di stabilizzazione dei novantotto lavoratori in utilizzo in Ats, oltre all’assessore, ha mostrato favore anche il direttore amministrativo dell’Azienda della salute Emidio Di Virgilio, che ha ricordato la possibilità di una selezione per novantacinque assunzioni negli uffici amministrativi: «Selezione alla quale dovranno partecipare anche i precari inquadrati in categoria B, già in servizio in Ats». Inoltre, Di Virgilio ha confermato (criticandone però le cause, la forma e le modalità) lo sforamento del plafond di impiego dei lavoratori in utilizzo che ha provocato un sforamento nel bilancio pari a circa 600milioni di euro tra 2019 e il 2020. I rappresentanti dei lavoratori (Nevina Mereu e Claudio Deplano) sollecitati anche dei quesiti dei consiglieri Piero Comandini (Pd), Desirè Manca (M5S), Franco Stara (Iv), Laura Caddeo (Progressisti) e Ignazio Manca (Lega) hanno ribadito l’auspicio del superamento della condizione del precariato e misure conseguenti adeguate a favorire la stabilizzazione dei lavoratori in utilizzo.
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