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Cor 29 gennaio 2021
Contagi Covid, Sassari maglia nera
Nel dettaglio della rilevazione dell’Inail in Sardegna le denunce di infortunio causa Covid-19 sono per il 43,8% dei casi localizzate nella provincia di Sassari con 880 infortuni, seguita da Cagliari con 542 casi (27%), Nuoro con 262 (13,1%), Sud Sardegna 178 casi (8,9%), Oristano con 145 casi (7,2%)


SASSARI - Secondo il recente rapporto Inail appena presentato, i contagi da coronavirus sul luogo di lavoro a livello nazionale hanno ormai superato la soglia dei 131.000 casi. In questo scenario la Sardegna con 2.007 casi rappresenta l’1,5% % dei casi sul totale nazionale, di questi 1.336 sono donne (66,6%), mentre 671 (33,3%) sono uomini. Sassari è la provincia più colpita con 880 casi pari ad un’incidenza del 43,8% sul totale della Regione. Di questi 576 sono donne mentre 304 sono uomini.

Una lettura del report, e del suo trend crescente, la forniscono gli esperti legali che osservano come nel rapporto azienda e lavoratore in materia di Covid vi sia un aspetto di criticità nel rapporto con le ATS, Agenzia di Tutela della Salute: «L’impasse – spiega l’avv. Irene Pudda di Rödl & Partner, esperta in privacy & labour compliance – è dovuta al fatto che il datore di lavoro non è autorizzato a comunicare ai colleghi il nominativo di un dipendente risultato positivo. L’azienda è tenuta a fornire all’ATS le informazioni necessarie perché quest’ultima possa assolvere ai compiti previsti dalla normativa emergenziale e, contemporaneamente, ha facoltà di domandare ai possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente i locali aziendali, ma è l’ATS che ha la potestà di contattare i lavoratori per poi applicare le opportune misure di quarantena».

Il rischio, così facendo, è che le aziende lascino operativi interi reparti o uffici con il pericolo di diffusione del virus, non solo tra i dipendenti che sono stati a contatto diretto con il soggetto contagiato, ma anche tra i loro famigliari e i conoscenti. «Tuttavia non si può fare diversamente – chiarisce l’avv. Pudda di Rödl & Partner – la procedura è volta a tutelare la privacy del lavoratore risultato positivo al coronavirus. Certo, come è facile immaginare, procedere alla disinfezione della postazione di lavoro, delle attrezzature utilizzate e degli spazi comuni frequentati dal dipendente, domandare ai possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente i locali aziendali, nonché isolare o chiudere gli uffici in cui il dipendente ha lavorato garantendone allo stesso tempo la totale riservatezza è di difficile applicazione».
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