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Sassari NewsnotiziesardegnaOpinioniSanitàNon siamo eroi, ma persone di buona volontà
Laura Giorico 30 marzo 2020
L'opinione di Laura Giorico
Non siamo eroi, ma persone di buona volontà


Trovo sorprendente come, in piena emergenza CoronaVirus, siano tutti prodighi di encomi e di ringraziamenti per “l’improbo” lavoro svolto da medici, infermieri e, in generale, da tutti gli operatori sanitari. Improvvisamente, siamo diventati i nuovi eroi del Ventunesimo secolo. In realtà, non eravamo eroi prima e non lo siamo, adesso che si è diffusa questa maledetta pandemia. Siamo, semplicemente, donne e uomini di buona volontà che, con abnegazione, cercando di dare il meglio di noi stessi, abbiamo, sempre, garantito la salute di tutti e, continueremo a farlo, senza badare ad orari, non sottraendoci ai rischi che, quotidianamente corriamo esercitando questa meravigliosa professione. Sorrido, anche se con un po’ di amarezza, quando penso che ci considerano eroi perfino quelli che fino a ieri ci dipingevano come una sorta di casta o quelli che andavano sempre alla ricerca di casi di “mala sanità”, veri o presunti, ma da denunciare sempre e in ogni caso. Tutto ciò ha favorito la crescita della cosiddetta “medicina difensiva”, che ha costretto noi operatori sanitari a tutelarci, richiedendo consulenze ed esami sempre più approfonditi, sebbene non sempre necessari, per minimizzare il rischio di difenderci nei tribunali da accuse di imperizia, imprudenza e, talvolta, negligenza.

A parte questo breve inciso, devo rilevare, come la poco oculata programmazione della politica sanitaria, degli ultimi anni, abbia messo in crisi il Servizio sanitario nazionale. Credo che fosse abbastanza ragionevole pensare, per esempio, che la miope gestione del cosiddetto “numero chiuso”, avrebbe determinato, a lungo andare, una grave carenza di medici e infermieri, così come la scarsità delle borse ministeriali bandite avrebbe determinato la mancanza di medici specializzati. Negli ultimi dieci anni, sono stati tagliati 37miliardi di euro di fondi pubblici, la sanità pubblica è stata, scientificamente, depauperata da chi riteneva che la salute dei cittadini non fosse un bene universale. Si è fatto a gara per chiudere ospedali, tagliare risorse e Servizi territoriali, ridurre il numero dei posti letto (70mila posti letto in meno), 359 reparti chiusi e questo perché lo chiedeva l’Europa. Le Aziende sanitarie, e i loro manager hanno avuto e continuano ad avere come unico obbiettivo l’arida logica del pareggio di bilancio supportato da evidenti equilibri di mercato. Per anni i responsabili delle Unità operative sono stati costretti ad adeguarsi alla “liturgia del budget” e cioè, a fronte di risorse sempre più limitate, in ogni caso, doveva essere garantita maggior produttività ed il raggiungimento di obbiettivi, spesso molto difficili da perseguire, se non a scapito del servizio reso ai pazienti. Il risultato è che oggi abbiamo 14milioni di cittadini che non riescono a curarsi.

Ma torniamo al tema ricordandoci, intanto, che il numero degli operatori sanitari infettati dal nuovo CoronaVirus cresce, giorno dopo giorno, così come, anche il numero dei decessi. Ad oggi, il bilancio è particolarmente allarmante, addirittura peggiore di quanto avvenuto in Cina, infatti i sanitari deceduti sono sessantuno e i contagiati 8358 e, sappiamo che, già domani, questi numeri, saranno drammaticamente maggiori. Stiamo pagando un tributo, francamente, troppo alto. Chiedo che il Parlamento solleciti il presidente del Consiglio ad adoperarsi per far sì che alle famiglie degli operatori sanitari deceduti nella lotta al virus e, quindi, impegnati in attività di tutela della salute pubblica, venga applicata la normativa prevista per le “vittime del dovere”, garantita oggi per la Polizia di Stato e, in generale, per le Forze armate. Probabilmente, questa elencazione di tragici eventi sarebbe stata, in larga parte, evitata se solo gli operatori sanitari fossero stati correttamente informati e, sopratutto, dotati di sufficienti dispositivi di protezione individuale. Paradossalmente, il personale medico è diventato un potenziale veicolo di diffusione per l’infezione, dovuta all’enorme percentuale di soggetti asintomatici infettati e del loro ruolo nella diffusione dell’epidemia e tutto ciò ha determinato la chiusura di diversi reparti all’interno degli ospedali. Per far fronte ad un’epidemia di questa portata, il modello Ospedale-centrico è del tutto inadeguato.

L’identificazione dei casi va effettuata sia attraverso il potenziamento dei Distretti territoriali, che dell’Assistenza domiciliare integrata, utilizzando tamponi e test validati a risposta rapida, solo così, si potranno identificare, sorvegliare e tracciare i contagi, monitorando e, se necessario, isolando i pazienti infetti, avviando, finalmente, il contenimento dell’espansione epidemica. Vorrei concludere ricordando come, in queste ore, stiano, drammaticamente, emergendo ulteriori situazioni di grave sofferenza. Mi riferisco alle persone più fragili, come i bambini autistici, privati delle loro attività nei centri diurni o a persone che necessitano di interventi riabilitativi, ai pazienti psichiatrici o a quelli affetti da tumore, insomma a tutti coloro che soffrono di malattie cronico-degenerative, spesso confortati solo dalle loro famiglie e che hanno difficoltà a vedersi garantiti i servizi socio-sanitari essenziali. A tutti i soggetti, particolarmente vulnerabili e alle loro famiglie, non mancherà il nostro supporto, con l’auspicio di una rapida e adeguata ripresa dell’erogazione delle prestazioni essenziali.

* medico e rappresentate politica del territorio
Commenti
21:28
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