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Cor 3 marzo 2020
«L´urbanistica per Solinas è deregulation»
Così Wwf e Italia Nostra: Anziché dell’ennesima legge lesiva del territorio e del paesaggio, come il DDL prodotto dalla giunta Solinas, la Sardegna ha sempre più necessità di un vero strumento di governo del territorio che sappia salvaguardare la qualità ambientale


CAGLIARI - «La Sardegna ha bisogno di una legge urbanistica e di una estensione del PPR all’intero territorio dell’isola, strumenti che sappiano tutelare la tutela della fascia costiera mettendo in sinergia le città, le zone interne e le aree agricole. Grazie a tale strategia potrebbe maturare lo sviluppo sostenibile della Sardegna per le presenti e per le future generazioni. I flussi turistici nel mondo globalizzato si intercettano con la qualità ambientale diffusa, la salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici, le produzioni agroalimentari di qualità, l’artigianato artistico e l’alta formazione delle giovani generazioni nell’ambito dell’accoglienza e dell’enogastronomia. Questa direzione strategica potrà concretizzarsi se la Sardegna, isola nel Mediterraneo, saprà sciogliere il nodo dei tra-sporti internazionali, nazionali e della mobilità interna». Lo sottolineano in una nota congiunta il Wwf Sardegna e Italia Nostra.

«Il DDL sul Piano Casa 2020 presentato dalla Giunta regionale della Sardegna, in soli 21 articoli, “demolisce” le procedure di pianificazione e i sistemi di tutela nazionali e regionali vigenti. Infatti, nella fascia costiera, sono consentiti incrementi volumetrici in tutte le categorie residenziali e turistico-ricettive innalzando la percentuale dell’incremento volume-trico fino al 25 per cento. Nelle zone F turistiche, questi incrementi oscillano tra il 20 e il 30 per cento in base alla distanza dalla linea di battigia. Tali incrementi non vengono espressamente esclusi neppure per le strutture che ne hanno già usufruito in passato. È il caso di ricordare che l’inedificabilità della fascia costiera si è rivelata una scelta giusta e lungimirante nel duplice aspetto ambientale ed economico, nel medio e nel lungo periodo, come documentano, peraltro diversi studi di carattere economico che confermano la necessità strategica della tutela, unico accorgimento che consente alla risorsa naturale di generare reddito anche in futuro» precisano Carmelo Spada e Graziano Bullegas.

«L’altra deregulation avverrà zone agricole, dove verranno consentiti interventi edificatori per fini residenziali a chiunque, perfino a chi non svolge attività agricola: basterà un solo ettaro di superficie, anche in porzioni di più corpi aziendali non contigui o addirittura ubicati in comuni limitrofi. E’ un assurdo urbanistico! Si riapriranno così le maglie per incentivare nuove lottizzazioni abusive in zona agricola. Le aree agricole più a rischio saranno ovviamente come nel recente passato le zone costiere e quelle a ridosso delle città. Chi pagherà i costi per infrastrutturare e dotare di servizi le nuove aree edificate? Saranno ovviamente a carico dell’intera comunità! Nell’isola circa il 60% dei terreni agricoli è adibito a prati o pascoli e le coltivazioni di pregio come viti, ulivi e frutteti sono marginali. Le norme del DDL della giunta Solinas, con la sua dissennata politica edificatorio priva di pianificazione, esporrebbero ulteriormente il territorio a nuovi rischi di dissesto idrogeologico, oltreché alla frammentazione, urbaniz-zazione e distruzione dei paesaggi agrari e colturali».

«L’applicazione di un simile DDL porterebbe a risultati imprevedibili sulla quantificazione dei milioni di metri cubi che potrebbero realizzarsi in tutto il territorio regionale e facilmente prevedibili sull’inutile consumo di suolo. Infatti in Sardegna si costruiscono troppi inutili edifici, lo testimoniano mezzo milione di case inutilizzate. Il consumo di suolo - stando ai dati pubblicati dall’Ispra riferiti al 2018 -, riguarda in particolare modo la fascia costiera della Sardegna e le aree metropolitane, registra casi emblematici come Monserrato, in cui l’uomo è intervenuto nel 41,3% del territorio comunale, Elmas (30,63%), Cagliari (24,5%). L’altro dato macroscopico, che vede la Sardegna tra le regioni d’Italia a più elevato consumo di suolo pro capite, è rappresentato dal fatto che tale consumo è del tutto indipendente dai reali bisogni della collettività e dalla preoccupante decrescita demografica. Aumentano le superfici occupate e impermeabilizzate da cemento, asfalto etc… mentre la popolazione diminuisce sempre di più. I danni del consumo di suolo sono diretti e indiretti: espongono l’isola al rischio di dissesto idrogeologico, influiscono negativamente sulle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici e contenimento dei fenomeni che causano la perdita di biodiversità. Anziché dell’ennesima legge lesiva del territorio e del paesaggio, come il DDL prodotto dalla giunta Solinas, la Sardegna ha sempre più necessità di un vero strumento di governo del territorio che sappia salvaguardare la qualità ambientale coniugata alla presenza antropica tenendo conto che i relativi piani urbanistici comunali devono saper individuare, con adeguate previsioni, mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. È questo il vero lascito che dobbiamo consegnare alle future generazioni» concludono i referenti regionali del Wwf e Italia Nostra.
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