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Silvio Lai
26 febbraio 2018
L'opinione di Silvio Lai
Sardegna, le buone ragioni dell'autonomia
Buon compleanno Sardegna. Si sono festeggiati oggi alla presenza del presidente Sergio Mattarella i primi settanta anni di vita dello statuto regionale che ha fissato l'autonomia e le sue regole. Ed è proprio la partecipazione significativa del presidente della Repubblica che attesta simbolicamente cos'è e come è nata l'autonomia della Sardegna. Non è stata pensata, giustamente, come separazione ma quale necessità inderogabile, allora, di affrontare specificatamente una realtà, quella sarda, che per storia, cultura, tradizioni ma anche precarie condizioni di vita individuale e collettiva, occorreva affrontare in maniera diversa. Si trattava di dare la spinta su temi fondamentali, per la nostra Terra, che occorreva governare direttamente poiché le caratteristiche risultavano diverse dalle altre regioni d'Italia e pertanto non inglobabili in direttive univoche ed omogenee. La distanza non era solo geografica.
Così è stato e almeno per una prima lunga fase i risultati sono stati importanti nel segno di quell'afflato comune che ha segnato, aldilà delle diverse giacché sociali, istituzionali e politiche, i comportamenti e gli obiettivi da perseguire, sia nell'Isola e sia nei rapporti con lo Stato. Poi è successo altro. La Sardegna è diventata terra di conquista e per certi versi di saccheggio. C'è stato pure chi l'avrebbe voluta vendere e chi perdendo le radici politiche fondanti della sardità ha barattato un posto al sole a Roma con chi la Sardegna l'ha messa in ginocchio. Eppure le ragioni dello statuto autonomista permangono tutte.
È in Sardegna che si giocano più che altrove le ragioni dello sviluppo di qualità, di come il turismo ben regolato porti risorse e buona occupazione, soprattutto per i giovani, di come valorizzare il patrimonio archeologico che racconta una millenaria storia, di come la lingua sarda non venga confusa con un normale dialetto, di come le produzioni enogastronomiche siano punti d'eccellenza nel mondo e rafforzino i nostri territori. Così si affronta concretamente la grande questione dell'insularità. Dovessi coniugare la parola autonomia con altra parola lo farei con la parola "Unità". Di questo abbiamo bisogno. Non si tratta di annullare visioni o differenze progettuali ma di tornare ad essere comunità, lontani dai conflitti, dagli interessi personali, dall'odio e dalla paura. C'è una asticella da non superare mai. Perché sopra c'è la Sardegna e ci sono i sardi. C'è il futuro di tutti noi.
*Senatore Pd
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