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Massimiliano Fois
19 maggio 2007
"Tutti Esplosi" in libreria
Gli “Ideologi” di Opifice, tra letteratura e politica accennata.

ALGHERO - Ieri al caffè letterario “Il manoscritto”, presentazione del libro “Tutti Esplosi, le trame di Opifice”, antologia di racconti edita dalla “G. Perrone editore” di Roma, che raccoglie numerosi racconti selezionati dai ragazzi dell’associazione culturale Opifice, attiva nel cagliaritano. All’incontro erano presenti gli autori e “ideologi” del gruppo, Simone Olla, Simone Belfiori, Giovanni Curreli e Mattia Piano, che ha letto ai pochi presenti in sala un brano tratto dal suo racconto “Estate numero quattro”. Altri tre racconti invece, sono stati letti ed interpretati dal bravo attore e regista Giampaolo Piga. A presentare ed introdurre gli argomenti della serata ci hanno pensato il professore e scrittore Antonio Arca, Raffaele Sari Bozzolo e Giuseppe Serra. Quest’ultimo, ha analizzato la struttura del libro, affermando che la chiave di lettura dell’opera si può conoscere partendo semplicemente dal titolo stesso, che suggerisce e richiama ai fili e trame di un tessuto, definendo i racconti collegati uno con l’altro. Antologia che si presenta al lettore in tre momenti principali: Ritmi e luoghi della terra, dubbi postmoderni, frutti amari della velocità. Momenti e racconti che evidenziano tutti un messaggio metapolitico nascosto e a dire la verità un po’ vago e forzato, che ha come motore ideale la parola “identità” troppo usata e soprattutto male usata di questi ultimi tempi. Il professore e saggista Raffaele Sari invece si limitato a discutere della valenza letteraria dell’opera, che rappresenta comunque un'iniziativa nuova e fresca nel territorio sardo, dove la letteratura si muove soprattutto attraverso scritti di autori “folkloristici”, che descrivono la Sardegna così come gli altri vorrebbero fosse vista dal continente. A smorzare i toni su una improbabile nuova realtà letteraria italiana, ci ha pensato Antonio Arca che con i suoi interventi ha cercato di dimostrare, pur apprezzando lo sforzo dei giovani presenti, che pubblicare racconti cercando di farli sembrare manifesto di un pensiero politico nuovo, in realtà non portava nessuna novità; e scrivere di identità sarda in lingua italiana non rappresentava sicuramente una svolta rilevante. Affermando che il vero e unico atto che si può fare per affermare un discorso di identità sarda in letteratura è quello di scrivere in lingua sarda.
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