Un autentico bagno di folla per Marco Travaglio allo spazio letterario “Abbabula”, organizzato con la libreria Koinè. “La scomparsa dei fatti” è l’ultimo best seller che ha già venduto oltre centoventimila copie
SASSARI – “I piccoli giacobini crescono”, potrebbe essere il titolo della giornata sassarese con Marco Travaglio che nei due incontri pubblici di ieri, ha coagulato varie centinaia di persone, fisicamente strettisi intorno, desiderosi di ascoltarlo. Ha parlato Travaglio, molto, sciorinando secondo l’impareggiabile stile noto ai più, una serie di notizie e aneddoti utili a disegnare un quadro reale dell’informazione italiana. Succede ai giardini della Facoltà di Lettere in via Roma. L’incontro presenta il suo ultimo lavoro editoriale “La scomparsa dei fatti” (poco più di trecento pagine edite da “Il Saggiatore”, hanno già venduto oltre centoventimila copie dalla prima uscita). Organizzato nell’ambito della nona edizione del festival musico-letterario “Abbabula”, ha il contributo della Libreria Koinè e della Facoltà di Lettere e Filosofia. Travaglio vi giunge puntuale alle 19 quando ha appena terminato il precedente impegno al seminario sulla giustizia. E’ introdotto dal collega Antonio Moro del Giornale di Sardegna. La scomparsa dei fatti sviluppa in una serie di circostanze ultime, sulla cronaca della vita italiana, lo stato dell’informazione, racchiusa nel titolo del volume. Predilige quella più immediata: l’informazione televisiva. Distorta da una manipolazione nella distribuzione delle notizie, tendente a svuotarne quest’ultime dai reali contenuti, potenziali danni per gli interessi particolari degli azionisti di riferimento. Primo accusato di questa “distrazione” di notizie è il servizio pubblico Rai, detenuto dall’intero sistema partitico italiano che vede in due suoi primi esponenti (Clemente Mimum e Bruno Vespa) i protagonisti di un certo tipo di giornalismo. D’impostazione opposta a colleghi citati come Gabanelli o Casola che mai, secondo le previsioni di Travaglio, potranno scalare i vertici gerarchici di viale Mazzini. I casi riportati sono numerosi ed esposti con l’ironia pungente che ha reso popolare (“populista” secondo i suoi tanti avversari) l’autore di un filone giornalistico giudiziario che in Italia ha fatto scuola oltre a produrre più “effetti editoriali”. Il giornalismo che tramuta in fiction e talk show, più avvenimenti della cronaca italiana, annovera tanti esempi nel Travaglio pensiero. Dalla censura audio del Tg1 (firmato Mimum, dato in imminente successione a Carlo Rossella nella prossima conduzione Tg5) su Berlusconi, presidente del Consiglio Europeo che dà del “Kapò nazista” all’europarlamentare danese, suscitando le reazioni poco lusinghiere dei media esteri alla bocciatura sempre europea di Buttiglione, come commissario Ue per libertà e giustizia. Sino alle imboscate di fatti epocali di casa nostra: il tentativo di scalata Rcs per opera di Ricucci o le imprese della Banca Popolare di Fiorani e dei “furbetti del quartierino”, opportunamente relegati ai margini delle scalette dei telegiornali di massimo audience. Ancora sulle tecniche d’oscurantismo e depistaggio informativo: sostituire notizie di scarso o secondario interesse ad altre molto più gravi o pesanti. Così è ricordata l’invasione mediatica del caso Cogne e dei commentatori fissi del reiterato Porta a Porta televisivo. «Il criminologo Bruno sembra l’abate Faria mentre Crepet riesce almeno a cambiare il colore dei suoi golfini» e giù scrosci di risate e applausi. Secondo Travaglio l’occupazione stabile in tv del plastico della villetta con tanto di zoccolo, mestolo e quant’altro sottrae per anni, spazi a processi penali ben più ingombranti come quello per mafia al senatore Andreotti. La trattazione a braccio del giornalista, autore del mitico “L’odore dei soldi”, ricorda cronache ultime e remote; recenti apparizioni d’esponenti politici, incrociati nell’ Anno Zero televisivo di Santoro. E’ impressionante (precisa come un lettore multi cd) la memoria di fatti raccontata dallo scrittore, esposta in differente lettura dai media nazionale. L’ultima tecnica distorsiva nella gestione delle informazione, è secondo Travaglio, la sostituzione di termini e vocaboli per raccontare storie o apprezzarne i protagonisti. Un semplice esempio, la vicenda del latitante Craxi, riposto nell’ampio Pantheon del revisionismo politico italiano, come “esule”. Termine quest’ultimo usato in altri tempi per descrivere personaggi come Mazzini, Pertini o Pisacane. Nel breve forum che segue (è calato il buio anche se pochi se ne sono accorti) le domande dei presenti sono numerose e varie. Una signora chiede come difendersi da questa televisione, un anziano – chi paga le guardie private di Berlusconi, vestite Armani. Io sollecito lumi sulla cosiddetta contro informazione della rete. Per tutti Marco suggerisce un approccio empirico alla conoscenza dei fatti. Che sia, come sostiene Popper, sempre verificabile. Libri che raccontino i fatti e buone fonti, meglio se supportate da documenti e “virgolette”. Per soddisfare la comune voglia di conoscenza e la coscienza dei singoli. Pratica impegnativa ma non impossibile.
Nella foto: Marco Travaglio ed Antonio Moro
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