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Mariangela Pala 13 ottobre 2016
Porto Torres, fermate autobus: il vero volto della città
Le pensiline, luoghi spesso pieni di adolescenti e anziani che condividono attese, speranze e una “comoda panchina”. Uno spazio che di accogliente non ha proprio niente: il trascorrere degli anni e vandalismi continui hanno reso davvero poco piacevoli le soste in attesa del bus


PORTO TORRES - Le pensiline, luoghi spesso pieni di adolescenti e anziani che condividono attese, speranze e una “comoda panchina”. Uno spazio che di accogliente non ha proprio niente: il trascorrere degli anni e vandalismi continui hanno reso davvero poco piacevoli le soste in attesa del bus. Ricoperte di scritte o cartelli strappati si presentano così le fermate dell’autobus urbano e del pullman extraurbano dislocate nei diversi punti della città e che non passano certo inosservate a chi ogni giorno si sposta sul territorio utilizzando i mezzi pubblici, un altro esempio di degrado in più occasioni testimoniato da video e foto segnalate dagli utenti.

Quelle pensiline di cemento armato, nate già sotto una cattiva stella, in origine non presentavano di certo un aspetto gradevole, ma a renderle ancora più impresentabili ci hanno pensato bene i “graffitari”, o presunti tali, che si divertono ad imbrattare muri, edifici, strutture pubbliche e private quasi come un dispetto ad una realtà fatta di impercettibili segnali di risanamento, dove tutti aspettano una metamorfosi di una città che mostra tutto il suo degrado e la sua incuria. E allora ecco spuntare i volontari - e in questa città ce ne sono davvero tanti – che tentano di cambiare il volto di un luogo che ha bisogno di cura, di più controlli e di educazione al rispetto del bene pubblico.

Uno sforzo notevole da parte di chi mostra attenzione e amore verso il bene comune: perché una città bella e sicura è sicuramente una città più accogliente ed ospitale. Anche con le fermate dell’autobus decorose, le strade sicure, i marciapiedi non ingombrati da rifiuti e le isole ecologiche ripulite si fa turismo.
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