Nnenna Freelon inaugura la rassegna Jazz. Al Forte della Maddalena la seducente pantera del blues incanta per oltre un’ora duecento persone. «Ad Alghero uno speciale contatto con un’atmosfera magica…»
ALGHERO - “Blue” è il colore del mare, il colore della notte algherese che titola la vibrante esecuzione con la quale Nnenna Freelon congeda i circa duecento sostenitori che l’hanno aspettata, ascoltata e a lungo applaudita. Intorno alla mezzanotte ha appena concluso uno straordinario concerto ma è felicemente disponibile ad esprimere le sue sensazioni. Nel backstage ci ospita con grande accoglienza non lesinando sul tempo che scorre veloce. Le chiedo: hai suonato pochi giorni fa a Perugia, all’Umbria Festival Jazz, questa notte ad Alghero. Cosa pensi sulla crescita del jazz in Italia? «…L’Italia è un grande Paese con grandi città e grandi folle. Così a Perugia, così il pubblico dell’Umbria Jazz. Alghero è una realtà piccola, con un pubblico piccolo nei numeri, dove però s’instaura uno speciale contatto. Un’atmosfera magica di grande concentrazione. Non è certo come New York, Philadelphia, Los Angeles ma è qualcosa di bellissimo…». Nella tua produzione ci sono due importanti figure: Stevie Wonder al quale hai dedicato “Tales of Wonder” e Billie Holiday che hai omaggiato stanotte nell’ultimo tuo album “Blueprint of a Lady”. Attualmente esistono in Europa e in Italia musicisti come loro? Ci pensa abbastanza Nnenna prima di rispondere, in un’espressione plateale dove gli occhi e le ciglia la dicono tutta. «…No, proprio no, beh forse ci saranno ma io non li conosco…». Dove suonerai nei prossimi giorni e quando tornerai in Sardegna? «Domani suonerò a Nora. Poi sarò in un bel giro per l’Italia: Milano, Catanzaro, Ludo ed anche a Cortina d’Ampezzo. E’ la terza volta che vengo in Sardegna. Qui la gente ha un’apertura per la musica enorme, le persone sono amabili, i luoghi pure…». Siamo seduti come amici datati e continuerebbe ancora a raccontare. La saluto: hai davvero una voce meravigliosa... e quando vede la sua foto nella presentazione di Alguer.it è raggiante: «…wonderful, grazie, grazie…». Lo spettacolo si racchiude in ottanta minuti di intense emozioni. C’è il prologo del Klim Trio. Un meddley d’ambientazione caraibica e contaminazioni mediterranee. Tappeti mediorientali di musica acustica, presentati da Roberto Pellegrini alla batteria. Mezz’ora dopo il palco è degli americani. Con Nnenna splendida pantera nel tubino nero chiffon, c’è il suo quartet. Brandon Mccune piano e tastiere, Wayne Batchelor al contrabbasso, Kinah Boto alla batteria. L’altra donna della formazione è scatenata alle percussioni: Beverly Botsford salta come una cavalletta dalle maracas alle congas deliziando tutti, compagni di palco compresi. Canta i primi brani la Freelon con voce possente. Scioglie il rapporto con la platea parlando d’amore: «...tutti siamo in amore...». Duetta anche con il pubblico riuscendo a farlo canticchiare una rima americana. Narra di Philadelphia e del suo mito: Billie Holiday. Si riscalda l’atmosfera con i brani che dal bepop approdano in un blues leggero a lungo applaudito, sino a sfiorare sound regge giamaicani. Al centro della musica, (bellissimo il basso di Batchelor) la sua voce: felpata come la pantera, intensa e prolungata nelle estensioni, come solo le grandi vocaliste d’oltreoceano possono osare. Questa sera è in programma il secondo appuntamento. Alla ribalta il Randy Weston Trio.
Nella foto Nnenna Freelon
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