Le guardie, musulmane, non hanno chiuso neanche un occhio di fronte alla missione umanitaria, associandola allo smercio illegale di medicinali che c’era durante il periodo della guerra. In realtà la donna altro non faceva che un'opera di bene
MONSERRATO – Da Monserrato a Medjugorje con un charter carico di pellegrini e materiale sanitario e medico pari a circa 5mila euro. Con l’accusa di spaccio di medicinali la volontaria responsabile sarda dell’Aiasm (l’associazione italiana che accompagna i pellegrini ai santuari mariani) appena atterrata a Medjugorje un anno fa è stata prelevata dai militari e portata in caserma.
Questa la vicenda che ha dovuto vivere Noemi Agus, 46enne di Monserrato, che si occupa di accompagnare i credenti in questo caso in Bosnia-Erzegovina, dove si trova l’orfanotrofio di suor Kornelia.
In caserma è rimasta due giorni con l’accusa di spaccio: le guardie, musulmane, infatti, non hanno chiuso neanche un occhio di fronte alla missione umanitaria, associandola allo smercio illegale di medicinali che c’era durante il periodo della guerra. Per riacquistare la libertà ha dovuto versare mille euro ma non si è arresa: il mese dopo è tornata con un altro gruppo di pellegrini, stavolta però senza materiali e merci da regalare all’orfanotrofio. «Sono diventata più prudente», ha dichiarato la Agus.
Nella foto d'archivio: pellegrini a Medjugorje
ultimo aggiornamento mercoledì 3 dicembre
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