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A.B. 23 settembre 2014
Aree interne: Pigliaru e Barca a Seneghe
«Necessarie le unioni dei Comuni: di piccolo si muore», hanno dichiarato il presidente della Regione Autonoma della Sardegna e l’ex ministro della Coesione territoriale al convegno sui progetti d’area


SENEGHE - Il presidente della Regione Autonoma della Sardegna Francesco Pigliaru ha partecipato martedì mattina a Seneghe al convegno "Aree interne e progetti d’area”, tema scelto per la nona edizione della Scuola estiva di Sviluppo Locale “Sebastiano Brusco”, organizzata dal comitato scientifico guidato dal direttore Benedetto Meloni, insieme a Filippo Barbera, Enrico Ciciotti, Maria Fonte, Paolo Perulli, Angelo Pichierri e Silvia Sivini. Il tema delle aree interne è argomento centrale nella futura “Pac-Politica agricola comune” e nei “Psr-Programmi regionali di sviluppo rurale”. Ed oggi, a parlare di criticità, ma anche di potenzialità del sistema produttivo locale delle aree interne, è arrivato l’ex ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca, ora dirigente generale del Ministero dell’Economia e Finanze. Barca, che già a luglio aveva affrontato in Sardegna il tema visitando l’alta Marmilla ed il Gennargentu-Mandrolisai, è di nuovo nell’Isola per proporre strumenti operativi per la destinazione di risorse che siano strategiche anche per queste aree, così come nel documento “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei fondi comunitari 2014-2020”, che porta la sua firma.

«Si definiscono aree interne quelle strategicamente più lontane dai servizi: poli sanitari, plessi scolastici, infrastrutture - ha spiegato Barca - Chiaramente sono le zone che soffrono, per questi e altri motivi, di un forte spopolamento e di un sensibile calo demografico. La domanda che spesso ci si pone è cosa tenga unito il nostro Paese e la risposta è proprio la sua diversità interna. Il punto di partenza è il contrasto che vivono le diverse zone delle nostre regioni, tra segnali di novità, come una nuova agricoltura e la filiera delle cooperative sociali o la domanda di prodotti tipici locali e, dall'altra, la tendenza sempre più dilagante alla macroeconomia». Secondo Fabrizio Barca, «la Sardegna ha identificato con precisione le proprie aree interne, le zone che necessitano di un sistema intercomunale permanente, di risorse umane da spendere nel territorio e di servizi ordinari, che si creano con le risorse ordinarie. Serve un'idea chiara di società, ci vuole una politica trasparente con un'anima ed idee robuste, che sia attenta ai servizi essenziali al cittadino e che crei filiere di produzione di servizi. Il sistema scolastico – ha concluso - resta la rete più forte».

Un punto, quello della scuola, sottolineato con forza dal presidente Pigliaru nel suo intervento, che ha ricordato le scelte della sua Giunta su edilizia scolastica e scuola digitale, «una parte delle azioni per combattere la dispersione scolastica, ma portate avanti all’interno di una visione complessiva. Insieme al lavoro e alla salute – ha sottolineato - la scuola è elemento fondamentale. Lo sviluppo locale è una emergenza antica, un problema complesso, che non può trovare risposte da istituzioni organizzate così come sono strutturate oggi. Per questo ci siamo mossi da subito per una riforma della macchina amministrativa che abbatte gli steccati e permette flessibilità. Abbiamo una Regione ipercentralistica, autoreferenziale, che fa tutto da sé, con l’unico risultato di ingolfarsi e fornire risposte casuali. È necessario riequilibrare il rapporto tra Regione e territori, attraverso un maggiore protagonismo locale: quando c'è da disegnare lo sviluppo di singoli territori serve la loro voce, non l'algoritmo del centro di programmazione della Regione. Ma la Sardegna ha molti chilometri quadrati e poca popolazione, è difficile per un piccolo Comune far sentire la propria voce: sono necessarie le unioni dei Comuni, che da parte nostra dobbiamo sostenere. perché di piccolo si muore. Lo stesso vale per il commercio: abbiamo produzioni d’eccellenza, ma una quantità di esportazioni minima. Il mondo è cambiato e per aggredire il mercato globale serve quantità: unire le forze è la soluzione».

L’esperienza della Scuola di Seneghe non resterà circoscritta all’interno dei confini isolani. Infatti, a questa edizione della Summer school oristanese seguirà un secondo momento d’incontro autunnale ad Asti il 27 e 28 novembre, nel quale si parlerà de “L’identità territoriale delle città medie italiane”. La scelta della città di Asti non è casuale, in quanto la Scuola di Seneghe è emanazione del Dipartimento di Scienze sociali dell’Università di Cagliari, ma anche del Dipartimento di Giurisprudenza, Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università del Piemonte Orientale, oltre che del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, del Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica di Piacenza e del Centro Studi di Sviluppo Rurale dell’Università della Calabria. Alla realizzazione hanno collaborato anche il Comune di Seneghe, il Dipartimento Interateneo Territorio dell’Università degli Studi di Torino e Politecnico di Torino, l'“Ires Piemonte”, l'“Associazione Italiana di Scienze Regionali” e l'“Inea-Istituto Nazionale di Economia Agraria”.

Nella foto: l’ex ministro Fabrizio Barca
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