Protesta di una donna di 40 anni che stamattina si è incatenata sulle scale del tribunale di Sassari
SASSARI - Seduta sugli scalini del tribunale e incatenata a un corrimano per chiedere ancora una volta giustizia. Sotto il sole dalle 9 di stamattina, tra la gente che passa e qualcuno che le chiede se può offrirle un caffè o un bicchiere d’acqua. Debora Cossa ringrazia ma dice che non vuole bere né mangiare. Vuole solo una risposta: «Il 15 maggio - spiega la donna - è stato depositato il fascicolo e da quel giorno aspetto di sapere se è stata firmata o verrà emessa l’ordinanza di sgombero nei confronti delle persone che hanno occupato la mia casa. Mi hanno detto che devo aspettare. È facile per chi ha una casa ma io continuo a dormire in cortile».
Partita in Sicilia per pochi mesi, Debora, 40 anni e disoccupata, tornata a Sassari ha ritrovato la sua casa occupata da altre persone. «Ho provato a farli ragionare, gli ho chiesto di andare via, ma non c’è stato niente da fare» racconta la donna. Una protesta che come spiegato, non ha intenzione di fermarsi fino a quando non riuscirà a rientrare in quell’appartamento che qualche anno fa le era stato assegnato dal comune di Sassari.
«Il commissario Guido Sechi si sta impegnando a trecentosessanta gradi, il Comune mi ha offerto anche un alloggio ma continuerò a dormire fuori fino a quando non si risolverà il problema. Anche i vicini di casa e alcuni negozianti mi stanno aiutando, mi sostengono psicologicamente e mi portano da mangiare. Mi stanno salvando».
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