Anche la Sardegna era rappresentata nella manifestazione di questa mattina Senza Impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il Futuro
ROMA – Riformare gli assetti istituzionali e garantire la governabilità; approvare la riforma fiscale: dall’oppressione allo sviluppo; uscire dall’emergenza occupazione; dare credito alle imprese; proseguire nell’azione di semplificazione; tornare alla legalità; dire basta alla deregulation; varare una nuova legge sugli orari del commercio. Queste le otto proposte portate avanti questa mattina a Roma, durante la manifestazione di piazza “Senza impresa non c’è Italia. Riprendiamoci il futuro”.
Nella giornata di oggi, sono arrivati da ogni parte d’Italia migliaia di imprenditori Casartigiani, “Cna”, “Confartigianato”, “Confcommercio” e “Confesercenti” (500 dalla sola Sardegna), per esprimere il profondo disagio per le condizioni di pesante incertezza in cui le imprese sono costrette ad operare, ed anche avanzare concrete proposte di rapida attuazione, che possano evitare il declino economico e ripristinare un clima più positivo e di maggior fiducia nel futuro. Le imprese, in attesa da troppo tempo di una ripresa che sembra non arrivare mai, chiedono a Governo e Parlamento azioni concrete e non più confronti astratti sui problemi in piedi e senza apparente soluzione. La crisi, la crescita allarmante della disoccupazione e una pressione fiscale, locale e nazionale, che anche nel 2014 rimarrà a livelli intollerabili, rischiano di prolungare i loro effetti sulle imprese, già stremate da forti difficoltà, e provocare un ulteriore impoverimento delle famiglie.
Nella classifica della Banca Mondiale sulla facilità di fare impresa, l’Italia si attesta al 25esimo posto tra i 28 Paesi che nel 2013 componevano l’Unione Europea. Per i soli adempimenti fiscali, continuano ad essere necessari (sempre secondo la Banca Mondiale) anche nel 2013, 269 ore l’anno (34 giornate lavorative). Si tratta di oltre 100 ore in più (tredici giornate) rispetto alla media dei Paesi dell’area Euro, 83 ore in più (dieci giornate) rispetto alla media dei Paesi Ocse. Il livello d’imposizione fiscale sui profitti d’impresa ha raggiunto, nel 2013, il 65,8percento (Banca Mondiale), oltre 20 punti al di sopra della media europea; quello sulle “Mpmi” supera il 64percento, secondo nostre stime. Soltanto nei primi 9 mesi del 2013, si è registrata la chiusura di 277mila attività. Delle nuove imprese, nate nel 2009, a distanza di quattro anni ha cessato l’attività il 40percento.
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