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S.A. 22 novembre 2013
Il Labirinto di Alghero presenta Salvatore Loi
Sabato 30 novembre verrà presentato il nuovo libro di Salvatore Loi “Storia dell´inquisizione in Sardegna”


ALGHERO - La libreria Il Labirinto Mondadori di Alghero in collaborazione con l'Ass. Tholos e la Fondazione Meta presenta nella serata di sabato 30 novembre alle ore 18 presso la sala Meta il nuovo libro di Salvatore Loi “Storia dell'inquisizione in Sardegna” pubblicato in questi giorni da Amd edizioni. Il libro, che sarà presentato dall'autore assieme alla studiosa Cecilia Tasca, è il IV volume della collana “L'Inquisizione e i Sardi” diretta da Salvatore Loi e grazie a una lunga ricerca su fonti archivistiche inesplorate, completa una storiografia che aveva studiato i tribunali inquisitoriali di tutta Europa senza affrontare il caso sardo.

I delitti, i processi contro discendenti da ebrei e musulmani convertiti al cattolicesimo, la punizione dei luterani, la caccia alle superstizioni e alla stregoneria, le carceri speciali, le cerimonie degli autodafé, i condannati al rogo, le numerose morti sospette tra gli stessi inquisitori sfilano in una narrazione storica rigorosa che ripercorre i 350 anni di attività del tribunalei sardegna. Difendere la fede e mantenere l’ordine sociale e morale erano i compiti dell’Inquisizione che dal ’500, e per tutta la sua esistenza, affrontò in Sardegna aspri conflitti con il potere vicereale e con i vescovi.

Riformata e rinvigorita da Filippo II, dotata di autonomia finanziaria e di un proprio complesso apparato burocratico, con il definitivo trasferimento, nel 1563, da Cagliari a Sassari sviluppò in questo periodo la sua maggiore attività, caratterizzata da abusi e crudeltà con decine di condanne a morte di cui 13 in un solo autodafé. Il Seicento rappresentò il secolo del lento declino del potente Sant’Ufficio sostituito infine, tra il 1717 e il 1854, dall’opera dei vescovi che agirono come inquisitori nel perseguimento dei delitti di fede commessi nell’isola. Un evento quindi di grande interesse, anche in considerazione del fatto che per lungo tempo si è riteneto che la sardegna fosse rimasta estranea o perlomento marginale rispetto alla azione repressiva e di indimidazione dei tribunali dell'inquisizione.
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