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Luigi Coppola
3 settembre 2005
“Togliatti deve morire Il luglio rosso della democrazia” Serata letteraria a Sassari
All’hotel Leonardo Da Vinci è stato presentato il romanzo “Togliatti deve morire. Il luglio rosso della democrazia”. All’incontro, organizzato dalla libreria Koinè, con l’autore Vindice Lecis, ha partecipato il sindaco Gianfranco Ganau ed una folta rappresentanza cittadina

SASSARI – C’è una benefica voglia di ritrovarsi e rivivere insieme vicende storiche determinanti che aiutano a capire l’evoluzione sociale del Paese, della nostra regione e città. E’ l´immediata sensazione che emerge dall’incontro del primo venerdì settembrino, alla conferenza letteraria avvenuta presso la sala convegni dell’hotel Leonardo Da Vinci di Sassari. L’occasione è data dalla presentazione del romanzo storico “Togliatti deve morire. Il luglio rosso della democrazia” di Vindice Lecis, giornalista sassarese e caporedattore della Gazzetta di Reggio, edito da Robin Edizioni. L’iniziativa è stata organizzata dalla libreria Koinè di Sassari. Salutando il numeroso pubblico Aldo Addis (Koinè) ha introdotto i lavori. Giustificando l’improvvisa assenza del previsto moderatore Costantino Cossu, ha lasciato la parola al sindaco. Amico di vecchia data dell’autore, Gianfranco Ganau ha scherzosamente divagato sulle possibili ipotesi circa i motivi ad essere prescelto a presentare il testo di un “candidato” molto più idoneo ad essere sindaco a Sassari. Il 14 luglio 1948 uno studente siciliano con tre colpi di pistola, tenta di uccidere il segretario del PCI, Palmiro Togliatti. Chi armò la mano dello sconosciuto personaggio, tale Antonio Pallante, aveva pianificato un complotto per scatenare una paventata guerra civile da poter “opportunamente” reprimere nel sangue?. Fondendo accuratamente finzione narrativa e realtà storica, con un linguaggio chiaro e piacevole Lecis riporta lo scenario del dopoguerra italiano, costituito da un Paese diviso in due. Da una parte le attese del mondo operaio, del movimento partigiano che alimenta il moto comunista e socialista che uscirà sconfitto alle elezioni politiche del 18 aprile. Dall’altra l’Italia operaia del Nord animata dagli stessi valori antifascisti, sostenuta dalle organizzazioni cattoliche e dalla DC, vicina allo scudo americano della CIA ed avversa alla rivoluzione operaia togliattiana. Attraverso la fantasiosa figura di un funzionario dell’Ufficio Quadri del partito, il partigiano Antonio Sanna, chiamato a compiti di “vigilanza rivoluzionaria”, Lecis esplora il mondo dell’indotto sociale politico dell’epoca. Costituito da attori secondari, militanti che spiavano o erano spiati, alcuni costituivano la “volante rossa”, strumento illegale, asimmetrico degli squadristi, fortemente contenuto dalla dirigenza del partito. L’autore dimostra di conoscere nel profondo oltre la storia, le dinamiche politiche di quel periodo, la vicenda del PCI con le sue contraddizioni interne e la tensione fortissima del triennio speso tra il ’45 e ’48. I sogni e l’entusiasmo del mondo operaio partigiano, sopiti in pochi mesi da una restaurazione non tanto sotterranea, condotta da esponenti non lontani agli ex gerarchi fascisti, combattuti e vinti non fino in fondo. Il culmine è l’attentato a Togliatti e ciò che ne segue. La proclamazione dello sciopero generale il 15 luglio, la sua revoca, l’insurrezione spontanea dei moti popolari che non degenerano nella temuta o voluta guerra civile, grazie soprattutto al gesto responsabile del segretario ferito che frena i compagni col famoso “non fate fesserie”. Logica la conclusione di Ganau che ricorda come la democrazia non sia stata salvata dalla vittoria di Bartali al tour de France ma dall’azione responsabile di Palmiro. E’ ricco il dibattito che ne segue. Alla forte testimonianza di Bruno, sassarese diciannovenne olivicoltore dell’epoca, che ricorda l’affrancamento dal cappio del fascio, giogo insostenibile per i contadini sassaresi, sino a fantasiose ipotesi di collegamento con l’omicidio d’Aldo Moro e presunti ruoli del Grande Fratello Atlantico nella politica contemporanea. I libri di Lecis non finiscono, ricorda il sindaco: dopo il primo,”La resa dei conti” e l’attuale, legato dal filo rosso comunista, aspetteremo tutti il prossimo seriale: togliattiano ovviamente.
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