Di seguito alcuni dei dati presentati questa mattina da Mariano Brianda, presidente sezione penale della Corte di Appello di Sassari
SASSARI - «La soppressione della sezione di Corte d'appello di Sassari e la conseguente soppressione del Tribunale per i Minorenni e del Tribunale di Sorveglianza, comporterebbe che tutti gli appelli contro le sentenze emesse dai Tribunali di Sassari, Nuoro e Tempio Pausania (circa 800 ogni anno nel settore penale e 1.300 in quello civile) dovranno essere celebrati presso la Corte d'appello a Cagliari e che tutti i procedimenti di competenza del Tribunale per i minorenni (circa 600 ogni anno nel settore penale e 900 in quello civile) dovranno essere celebrati presso il Tribunale per i minorenni a Cagliari» sono alcuni dei dati presentati questa mattina da Mariano Brianda, presidente sezione penale della Corte di Appello di Sassari.
«Ciò porterebbe a un tale aggravio di spese per gli utenti che in una rilevante percentuale di casi si trasformerebbe in una vera e propria denegata qiustizia. Allo stesso modo - prosegue - tutte le pratiche riguardanti i detenuti nelle carceri di Sassari, Tempio e Nuoro non potranno più essere decise a Sassari ma saranno definite presso il Tribunale di Sorveglianza a Cagliari con un notevole aggravio di spese derivato dalle numerose traduzioni dei detenuti del centro nord al Tribunale di Sorveglianza di Cagliari. Sarà perso il Tribunale della Libertà che ritornerà ad essere presente solamente a Cagliari, con l'aggravio di spese non solamente per gli utenti, ma anche per lo Stato in ragione delle staffette che dovranno provvedere al rapido trasferimento dei fascicoli presso quel Tribunale a causa dei tempi ristrettissimi entro i quali il Tribunale della Libertà è chiamato a pronunciarsi».
Per quanto riguarda invece le esigenze di maggiore efficacia del sistema «è facile osservare che nell'ultima recente ispezione ordinaria la sezione di Sassari della Corte d'appello, il Tribunale per i Minorenni e il Tribunale di Sorveglianza di Sassari sono uffici altamente produttivi e positivi per il loro funzionamento». Un'altra ragione da opporre, quest'ultima, a chi sostiene la soppressione della sezione di Sassari della Corte d'Appello. «Quanto alla presenza di due PDA in Sardegna, procure distrettuali antimafia, basti pensare che in Sicilia, dove è massimo il radicamento della mafia, e dove perciò sarebbe necessario garantire l'unità di indirizzo investigativo, operano ben quattro Procure distrettuali: Palermo, Catania, Messina e Caltanissetta, sedi di altrettante corti d'appello; in Campania, dove è radicata la camorra, operano le Procure distrettuali di Napoli e Salerno (sedi di corti d'appello); in Calabria, dove è radicata la 'ndrangheta, operano le Procure distrettuale di Catanzaro e Reggio Calabria (sedi di corti d'appello). Nessuno tra gli operatori della giustizia ha mai sottoposto a critica una tale distribuzione nel territorio dei predetti presidi giudiziari. Al contrario, sia nella gestione del dott. Vigna sia in quella del dott. Grasso, i procuratori nazionali antimafia hanno sempre indicato in tale capillare diffusione di presidi antimafia sul territorio un intoccabile valore aggiunto nella lotta alla criminalità organizzata e nella tutela delle comunità».
Nel corso dell'incontro è stato inoltre spiegato che la trasformazione della sede distaccata della Corte d'Appello sarebbe auspicabile anche per il fatto che «tutte le sezioni distaccate di corti d'appello sono sempre nate come esperimento che - storicamente - nell'arco di quattro o cinque anni hanno dato luogo a una trasformazione in Corte autonoma come è stato per Salerno o Campobasso. La sezione di Sassari è in vigore dal marzo 1992 e cioè da vent'anni ed è già dotata di tutti gli apparati per poter operare da subito come autonoma». Tra le altre ragioni evidenziate, «la Corte d'appello a Sassari porterebbe automaticamente la creazione a Sassari della Procura distrettuale antimafia, competente per le indagini sulla criminalità organizzata mafiosa e non solo, sui sequestri di persona e su altri reati particolarmente gravi. La presenza in loco di una tale struttura e di quella parallela delle forze dell'ordine (DIA) porterebbe a un più immediato e diretto maggiore controllo dei territori quali quelli di Olbia e del nuorese a forte rischio di contaminazione mafiosa o di criminalità organizzata in genere».
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