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Monica Caggiari
28 luglio 2005
Gradinata del Forte della Maddalenetta ad Alghero, il prof Vanni Maciocco difende la sua creazione
La scelta di quel tipo di tribuna è legata, così Maciocco, all’analisi attenta e ben ponderata degli aspetti fondamentali, sui quali si è basato lo sviluppo del progetto

ALGHERO - In seguito alle proposta di WWf Codacons e Italia Nostra, che recentemente hanno avanzato la richiesta di smantellamento della struttura posizionata al Forte della Maddalenetta ritenendola ingombrante e non consona alla valenza estetica, storica e archeologica, il preside della Facoltà di Architettura, nonché progettista della struttura, prof. Vanni Maciocco, interpellato sulla questione, ha voluto spiegare, e insieme difendere, la sua creazione, che considera una struttura “prudente, leggera e reversibile”.
La scelta di quel tipo di tribuna è legata, così Maciocco, all’analisi attenta e ben ponderata degli aspetti fondamentali, sui quali si è basato lo sviluppo del progetto. In primo luogo vi era il problema di riqualificare una zona degradata, che ormai era quasi diventata un’espressione di disagio sociale e che vedeva annullato il suo potenziale di corretta e completa fruizione. In secondo luogo, e come diretta conseguenza del primo punto, si era radicata nella popolazione la totale indifferenza verso quell’area pregevole e in pieno centro. Un angolo importante del centro storico, che via via stava diventando uno spazio dimenticato, che in ultima istanza doveva essere quindi riscoperto e strappato, all’interno di un discorso di archeologia urbana, dalla crescente “assuefazione visiva” da parte della gente. «Quello che sembrava l’elemento più importante era la necessità di rendere quello spazio fruibile, ma nel totale rispetto della monumentalità del luogo, che non era un teatro, ma una zona adibita alla difesa e alle manovre belliche». Il Preside della Facoltà di Architettura prosegue poi, spiegando che «il Forte doveva restare tale, però doveva esserne rivisitato lo spazio disponibile, senza che si andasse ad intaccare il valore dei un’area ampia e costruita robustamente su di un terrapieno». Quest’ultimo è di particolare pregio perché, attraverso innumerevoli test e prove del progettista, è stato compattato e reso “terra stabilizzata”. Maciocco aggiunge poi: «Volevo scoprire gli spazi comprimendoli, contrapponendo la struttura leggera e a griglia, rivestita con travi di legno d’iroco, alle mastodontiche e austere mura del Forte, che solo così poteva essere rispettato, nonostante la rivisitazione e la scelta di un’ulteriore destinazione d’uso». Ed proprio l’utilizzo del Forte per gli spettacoli che, secondo Maciocco, è stato mal interpretato. Il docente spiega, infatti, che l’area avrebbe potuto contenere ben più dei 500 posti attualmente disponibili, ma che questa scelta era d’obbligo, perché quella zona doveva diventare il Foyer di Alghero, un salotto d’incontri, dove poter assistere agli spettacoli in un clima di comunanza e protezione, queste sì legate al passato storico di quel luogo. Un passato, che secondo Maciocco ora emergere e che potrà ancora rappresentare una delle condizioni per la fruizione di quel luogo anche a stagione estiva conclusa, grazie all’allestimento all’interno della struttura, che è in ogni caso totalmente rimovibile, di un centro di documentazione storico–archeologica su quell’area.
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