|
Luigi Coppola
10 luglio 2005
“Io c’ero – Gli incontri con l’autore”, a Ploaghe Federico Moccia racconta il suo romanzo “Tre metri sopra il cielo”
Il romanzo, fenomeno editoriale del 2004 e campione della letteratura studentesca, è stato discusso presso il centro sociale di Via Salis. Con l’autore, ospite Aldo Addis e l’assessore Pes, moderati da Letizia Villa

PLOAGHE - Sì è svolto sabato 9 luglio al Centro Sociale di Via Pietro Salis, il convegno letterario inserito nell’ambito della rassegna culturale “Io c’ero – Gli incontri con l’autore”. L’iniziativa si compone in una serie d’incontri con scrittori contemporanei, in un percorso a tappe nei comuni del sassarese che con le loro nove biblioteche pubbliche, aderiscono al Coros Figulinas, un sistema integrato bibliotecario in rete.Il progetto tende ad incentivare l’uso della biblioteca, privilegiando i ragazzi nell’avvicinamento alla lettura. Vi partecipano: COMES, cooperativa attiva nella gestione delle biblioteche comunali, la libreria Koinè di Sassari oltre ISSRA Sassari e la RAS. Ventitré edizioni stampate ed oltre 500 mila copie vendute, sono i numeri eloquenti con i quali si presenta nella sala gremita di ragazzi delle scolaresche, in fila per vergare la propria copia, dall’autore in carne ed ossa, Federico Moccia. Nato a Roma nel 1963, lavora nel cinema come sceneggiatore, in tv come autore per grosse produzioni dell’intrattenimento televisivo (Domenica In). Paradossalmente il successo al grande pubblico, giunge quasi inaspettato dalla carta piuttosto che dal piccolo o grande schermo. «…Ho pensato il romanzo, rifacendomi ai primi amori dei 16-17 anni. C’è anche una parte autobiografica che ispira il libro..» - mi racconta l’autore, mentre Lisa Contini, promotrice COMES, ultima i dettagli logistici accogliendo i partecipanti in modo esemplare. «…Nel ’91 – continua Moccia – avevo scritto la prima versione del romanzo e l’avevo proposto a molti editori, me nessuno era interessato a pubblicarlo. Lo feci a mie spese con una piccola casa editrice, Il Ventaglio, che ne distribuì 2500 copie. A Roma furono tutte vendute ed i ragazzi continuarono a leggerlo, riproducendolo in fotocopie. Fu proprio in una computisteria che casualmente Riccardo Tozzi (produttore cinematografico) ne prese una copia, lasciandola a casa. La nipote Margherita, entusiasta nell’aver ritrovato quel notissimo cimelio, lo incuriosì alla lettura. Mi telefonò proponendomi l’acquisto dei diritti per girarne un film cinematografico. Contemporaneamente all’uscita nelle sale del film, interpretato da Luca Lucini, tutti gli editori ai quali non ero piaciuto 13 anni prima, mi cercavano per ristampare la storia. Alla fine scelsi Feltrinelli, l’unica casa che non avevo cercato nel ’91. Oggi mi trovo qui contento di trascorrere un paio di giorni di riposo in questi luoghi sardi…». Inizia la conferenza con il saluto dell’assessore ai servizi sociali del Comune, già responsabile della biblioteca municipale, signora Pes. Introducendo l’ospite scrittore, racconta la personale casualità che la spinse all’acquisto del libro, e subito dopo a capire l’enorme impatto positivo, suscitato nei giovani lettori. Due adolescenti poco più che maggiorenni, i protagonisti della vicenda, Babi e Step, normali modelli di vita urbana di borgata. Figlia studentessa, candidata al “principe azzurro” lei, studente svogliato dagli influssi caratteriali pseudo violenti, lui. Il trauma non risolto, vissuto da lui, Step, (il crollo del mito stoico materno), sovrapposto alle romanticherie adolescenziali, evolve in un finale che pur aggirando il lieto fine, produce uno spunto di maturità e crescita per una giovinezza un po’ sbandata del protagonista. Ad Addis che chiede le ragioni di questo plebiscito popolare negli hit del fronte studentesco, ed all’emozionata Villa (a battesimo nel ruolo di conduttrice) che sollecita approfondimenti sul microcosmo giovanile, la trattazione del quale, spesso abusata nei luoghi comuni, l’autore delinea il leit-motiv del testo. Una storia d’amore che potrebbe apparire banale, in realtà perché è un percorso già vissuto dalla stragrande maggioranza dell’universo adulto. Ma nelle 300 pagine che precedono ogni storia di coppia, tutto il precedente anteposto all’incontro, non noto al partner, rappresenta un quid imprescindibile. Un ponte ideale di comunicazione con i genitori, troppo spesso dimentichi di quella fragilità trascorsa, fatta d’interrogazioni scolastiche, di pudori reverenziali o dubbi nell’estetica o nell’abbigliamento. Una storia pensata dalla Roma anni ’70, segnata nella forte contrapposizione di presunte ideologie politiche, manifeste in tanti fatti di piazza. Ispirata anche alla lettura di Jack London nel Martin Eden, testo tanto caro a Moccia che non gli risparmia la riconoscenza e l’affezione nel ricordo di quella lettura. Prima del dibattito, piacevole nella spontaneità dei tanti fanciulli presenti, tornando sulla trama del best seller e sul riscontro della critica, ricorda il vulnus della causa comune: “L’amore rende straordinaria la gente comune…”
Nella foto: Federico Moccia
Commenti
|