Mancano meno di due anni alla “conclusione” del POR 2000-2006, pochi soldi sono stati impegnati, ancora meno quelli spesi. A disposizione risorse finanziarie che, se usate bene, potrebbero alleviare il peso della crisi che attanaglia le imprese agricole sarde
CAGLIARI – L’agricoltura sarda, alle prese con una gravissima crisi strutturale, “non può fare a meno dei finanziamenti comunitari ed i fondi disponibili li deve spendere, nel modo migliore, tutti e subito”. Lo avevano detto, la settimana scorsa, a chiare let-tere, i componenti la Quinta commissione del Consiglio regionale, Agricoltura ed Ambiente, presieduta da Alberto Sanna, all’assessore dell’Agricoltura, Addis, ed al direttore generale dello stesso Assessorato, Orefice, nel corso di una audizione “sol-lecitata” proprio per esaminare le nuove linee guida predisposte, dall’Assessorato, per la “necessaria rimodulazione” degli interventi del POR, il Programma operativo regionale, per questi ultimi due anni nei quali sarà in vigore. E lo hanno ribadito, i componenti la Quinta commissione, in una lunga e dettagliata risoluzione approvata all’unanimità ed, immediatamente, trasmessa allo stesso assessore dell’Agricoltura, ma anche al presidente della Regione ed all’assessore della Programmazione.
Mancano meno di due anni alla “conclusione” del POR 2000-2006, pochi soldi sono stati impegnati, ancora meno quelli spesi. A disposizione risorse finanziarie che, se usate bene, potrebbero alleviare il peso della crisi che attanaglia le imprese agricole sarde. Gli agricoltori, ha aggiunto Alberto Sanna, devono essere messi in condizione di accedere a questi finanziamenti e lo devono poter fare senza sprecate molto tem-po e troppo denaro per inconcludenti lungaggini burocratiche. Quindi, ha scritto la Commissione nella sua risoluzione, intanto i nuovi bandi, necessari per accedere ai nuovi interventi, devono essere chiari, semplici da interpretare, completi e “logici”. Poi, anche per rispettare il ruolo del Consiglio, prima di diventare esecutivi devono “passare” in Commissione, dove saranno esaminati, approfonditi, discussi con l’Assessore ed i suoi tecnici. Infine, hanno sottolineato tutti i componenti la Quinta, le diverse misure ”i capitoli di intervento, che prevedono le norme da seguire e gli importi dei finanziamenti” devono “coprire” tutti i settori produttivi isolani. Non si pos-sono trascurare, ignorare, comparti importanti come la cerealicoltura, la risicoltura, gli allevamenti avicunicoli o le produzioni tipiche; così come non è pensabile “dimen-ticare di finanziare” gli interventi di ristrutturazione degli impianti esistenti, special-mente quelli serricoli, come non è razionale prevedere la realizzazione di magazzini o di laboratori per la manipolazione dei prodotti esclusivamente all’interno dei fondi aziendali. Con il frazionamento dei terreni esistente in Sardegna, non si può certo “localizzare”, ad esempio, un laboratorio per il miele vicino agli alveari, dimenticando che esiste il nomadismo, che le arnie si spostano, che molti produttori seguono le diverse fioriture, etc. etc.
“I soldi devono essere spesi, hanno concluso i consiglieri dell’Agricoltura, servono quindi direttive semplici, chiare, che evitino la grande discrezionalità dei tempi pas-sati.Il bando, possibilmente, deve essere unico, perché le aziende stanno diversifi-cando le loro produzioni e non devono presentare domande, progetti e documenti (tutto con spese crescenti) diversi, se vogliono incrementare questa o quella loro produzione. Infine, le risorse disponibili devono poter essere spostate, da un inter-vento ad un altro, per fare fronte alle richieste, alle domande presentate agli agricol-tori, “che sono gli unici beneficiari, perché soggetti attivi del riscatto del mondo a-gricolo sardo”.
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