Avviata ad Oristano la petizione sarda per respingere la decisione del governo. Petizione al Capo dello Stato, al Ministro della Giustizia e al Presidente della Regione
SASSARI - «La Sardegna non può e non deve subire una scelta nefasta che mette a rischio la sicurezza sociale della nostra Regione. Oltre 500 mafiosi nell’Isola significa attentare alla sua integrità e al suo futuro. Dobbiamo fare muro e respingere questa aggressione senza precedenti. Subire significherebbe non aver compreso il rischio che corriamo. Chi si dichiara favorevole per uno pseudo interesse economico dei comuni o per connivenza con il governo nazionale mette a repentaglio la sicurezza dei sardi e della Sardegna». Lo ha detto ad Oristano il deputato sardo Mauro Pili intervenendo alla manifestazione pubblica promossa per dire "No ai mafiosi in Sardegna".
Nel corso della partecipata assemblea in piazza Roma ad Oristano, alla quale hanno preso parte decide di amministratori provenienti da tutta la Sardegna, è stata avviata la mobilitazione regionale per respingere la decisione del governo di trasformare l’isola in una vera e propria Cayenne di Stato. Una petizione sarda al Capo dello Stato, al Ministro della Giustizia e al Presidente della Regione che sarà sottoscritta da decine di migliaia di sardi per chiedere di fermare questo trasferimento di massa di detenuti legati alle cosche e ai clan mafiosi e camorristici in Sardegna.
«Concentreremo le iniziative nelle aree che maggiormente rischiano di essere colpite da questa decisione - ha detto Pili - ma la mobilitazione sarà regionale considerato che questo problema riguarda tutta la Sardegna, nessuno escluso. Il pericolo di infiltrazione mafiosa non è allarmismo come sostiene qualche superficiale commentatore di Stato ma è un rischio concreto». In questi giorni alla nostra denuncia si è aggiunta quella del massimo esperto al mondo sui temi della mafia, che non si può dire essere vicino politicamente al sottoscritto, come il professor Pino Arlacchi, il quale senza mezzi termini ha detto che «si tratta di una scelta dissennata», invitando «le istituzioni sarde a far muro per fermare queste decisioni».
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